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Ogni soccorritore, professionista o volontario, deve essere preparato ad affrontare sforzi fisici imprevedibili e che rischiano di creare nel tempo danni al proprio corpo.

I pesi da sollevare, trasportare e le situazioni in cui si trova ad operare il soccorritore, rischiano di sovraccaricare la colonna vertebrale. Per prevenire l’insorgere di patologie vertebrali e dolori muscolari, l’operatore deve saper muoversi in modo corretto e saper sollevare pesi in modo corretto.

Purtroppo nelle operazioni di soccorso questo non sempre è possibile, soprattutto quando lo scenario di azione è pieno di ostacoli o quando il paziente è in gravi condizioni.

Tuttavia quando la situazione lo permette, il soccorritore deve cercare di effettuare i movimenti in modo corretto, usando soprattutto i muscoli senza sollecitare articolazioni, tendini e legamenti. Per proteggere la nostra colonna vertebrale è importantissimo avere un buon controllo della zona addominale.

Nella maggior parte delle persone la muscolatura addominale è ipotonica (debole), mentre quella paravertebrale è accorciata e contratta. Molto spesso rigidità e dolori alla zona lombare sono dovuti proprio ad una perdita di elasticità dei muscoli della schiena e perdita di forza nella fascia del così detto CORE.

Per Core ( Centro o NUCLEO) si intende tutta la fascia centrale del corpo umano che include il complesso coxo-lombo-pelvico; rappresenta un punto di reazione stabile per il resto del corpo o più semplicemente possiamo descriverlo come " il centro funzionale del corpo". Fanno parte del Core i muscoli addominali (retto dell'addome, obliqui e trasverso) ma anche i muscoli paraspinali, quadrato dei lombi, i muscoli del pavimento pelvico, glutei e flessori dell'anca. Se ben condizionati, i muscoli del “ core” contribuiscono a ridurre il rischio di lesioni derivanti da cattiva postura.

La capacità di mantenere una buona postura durante l’esecuzione dei movimenti è quindi garantita da tutti questi muscoli, ma in particolare da tutta la parete addominale che aiuta a proteggere la colonna vertebrale e la struttura scheletrica in fasi estreme del movimento e dalle forze eccessive o anomale che agiscono sul corpo.

La muscolatura addominale è distinguibile su diversi piani:

  • nel piano profondo troviamo il TRASVERSO DELL’ADDOME
  • nel piano intermedio troviamo i muscoli OBLIQUI INTERNO ED ESTERNO
  • nel piano superficiale troviamo il muscolo RETTO DELL’ADDOME

Nella stazione eretta gli addominali intervengono per mantener l'equilibrio dell'intera colonna. Il muscolo generalmente più attivo è l' obliquo interno, che è contratto durante la normale stazione eretta a scopo protettivo, assieme al trasverso dell'addome, per impedire l'accesso dei visceri nel canale inguinale (Basmajan & De Luca, 1985). Il movimento di flessione in avanti del tronco viene effettuato dal retto addominale e dall'obliquo esterno, mentre l'obliquo interno e il trasverso dell'addome agiscono come stabilizzatori (Miller & Madeiros, 1987)

Nel meccanismo di stabilizzazione della colonna entrano spesso in gioco anche i retti e gli obliqui esterni, soprattutto nei casi di carichi assai elevati sulla colonna (Zetterberg e Coll., 1987) e nei casi di perturbazioni posturali inaspettate (Cresswell e Coll., 1994).

Gli studi condotti negli ultimi anni ( Barterlink 1957 e Cresswell 1992) hanno analizzato mediante elettromiografia l’attivazione della zona addominale durante azioni di sollevamento e hanno dimostrato :

  • attivazione scarsa del retto addominale
  • attività modesta dell’obliquo esterno ed interno
  • intensa attivazione del trasverso dell’addome.

Inutile sottolineare che sono tutti muscoli che il soccorritore usa continuamente nelle azione di sollevamento, trasporto e traino di presidi e pazienti.

La tonicità di tutti i muscoli dell'addome quindi assolve diverse funzioni:

  • tenuta dei visceri
  • corretta meccanica respiratoria
  • equilibrio fisiologico del bacino
  • protezione della colonna vertebrale (una parete addominale tonica permette di scaricare oltre il 40% del peso gravante sulle vertebre lombari)

Per il soccorritore, che sottopone il corpo ad uno stress fisico constante, è importante mantenere questa muscolatura elastica, flessibile ma soprattutto forte. Forte significa soprattutto funzionale, ovvero non serve crearsi la famosa “tartaruga” ma allenare il corpo ad usare gli addominali quando servono per evitare sovraccarichi ai dischi intervertebrali. Un addome funzionale è un addome sempre pronto a lavorare nei vari sforzi.

Per rendere l’addome forte e funzionale basta eseguire dei semplici esercizi. Una buona prevenzione permette al soccorritore di evitare infortuni e continuare a lavorare nel mondo del soccorso senza rischi per la proprio salute e per la salute altrui.

Eseguire i seguenti esercizi anche solo due volte a settimana aiuta il corpo a lavorare bene. Attenzione anche alla respirazione, sia durante l’allenamento ma soprattutto durante gli sforzi fisici nelle operazioni di soccorso. I muscoli addominali intervengono nella respirazione durante l'espirazione forzata, poiché l’espirazione normale a riposo, nel soggetto sano, è un fenomeno passivo che avviene senza il coinvolgimento muscolare, ma grazie alla restituzione dell'energia elastica accumulata dal tessuto polmonare durante l'inspirazione. L'espirazione forzata interviene soprattutto durante l’attività fisica ed ecco perché è consigliato in ogni azione di sforzo, come il sollevamento della barella, fare una bella espirazione forzata.

Ma vediamo ora come rendere tutti questi muscoli pronti a proteggere la nostra colonna durante gli sforzi e la attività quotidiane.

Esegui questi semplici esercizi almeno due volte a settimana. Gli esercizi consgiliati sono in ordine crescente di difficoltà. I primi due esercizi sono quelli più semplici e possono essere eseguiti da tutti. Per patologie già riscontrate alla colonna vertebrale si consiglia di eseguire gli esercizi con la supervisione di uno specialista.

 

Espirando schiacciare la zona lombare a terra, contrarre l’addome e portare l’ombelico verso la colonna vertebrale. Inspirare e ritornare alla posizione di partenza. Ripetere 10 volte senza fermarsi. Eseguire 3 serie con riposo di 1 minuto

Espirando contrarre l’addome, portare l’ombelico verso la colonna vertebrale e sollevare le spalle appiattendo la zona lombare a terra. Scendere inspirando e risalire. Per evitare l'insorgenza di problemi cervicali mantenere la testa in linea con il busto. Le mani posizionate dietro la nuca devono avere solo azione di sostegno. Ripetere 10 volte senza fermarmi. Eseguire 3 serie con riposo di 1 minuto. Questa posizione è consigliata in presenza di tensioni lombare al posto dell’esercizio successivo.

Espirando contrarre l’addome, portare l’ombelico verso la colonna vertebrale e sollevare le spalle appiattendo la zona lombare a terra. Scendere inspirando e risalire. Per evitare l'insorgenza di problemi cervicali mantenere la testa in linea con il busto. Le mani posizionate dietro la nuca devono avere solo azione di sostegno. Ripetere 10 volte senza fermarmi. Eseguire 3 serie con riposo di 1 minuto

Contrarre l’addome portando l’ombelico verso la colonna vertebrale. Sollevare braccio sinistro e gamba destra mantenendo l’equilibrio con addome contratto. Sguardo rivolto a terra. Scendere e ripetere dall’altro lato. Ripetere 10 volte alternando sempre il lato. Eseguire 3 serie con riposo di 1 minuto

Contrarre l’addome portando l’ombelico verso la colonna e sollevare le ginocchia di pochi centimetri. Mantenere la posizione per 10 secondi mantenendo la schiena allineata e l’addome contratto. Eseguire 3 serie con riposo di 1 minuto

Contrarre l’addome portando l’ombelico verso la colonna vertebrale. Mantenere tutto il corpo dritto in appoggio su gomiti e piedi, con schiena allineata e addominali ben contratti. Mantenere la posizione per 10 secondi. Eseguire 3 serie con riposo con 1 minuto. Questo esercizio prevede una buona preparazione fisica. Consigliato solo per soggetti già allenati.

La formazione dedicata per la gestione del dolore, la potete svolgere con noi:

5.1 MOBILITAZIONE DEI CARICHI PER SOCCORRITORI DELLA 3° ETA’ E NON SOLO

Bibliografia:

“Il back pain di origine meccanica, fondamenti di biomeccanica rachidea e patomeccanica” V.PARODI, E.MARTINELLI. Edizione Veneta Vicenza 2008

“Fisiologia e biofisica medica” BALDISSERRA F.Poletto Editore,Milano, 1996.

“The influence of sudden perturbations on trunk muscle activity and intra abdominal pressure during standing” Exp. Brain Res. 98: 336-341. Cresswell A.G., Oddsson L.,Thorstensson A, 1994.

Formatore Rescue Academy
Alexandro Stecchezzini
Telefono +39 389 23 48 119
Email: info@rescueacademy.it
Skype: rescueformazione (alexstecchezzini)

Incidenti domestici: Fuoco e Ustioni

Non giocare con il fuoco:

Il fuoco è responsabile di ca. 17 000 incidenti l’anno, un terzo di questi si verifica per negligenza. La maggior parte degli incendi accade con bambini tra 0 e 16 anni. I danni provocati dal fuoco causano costi e sofferenze: i danni materiali riconducibili agli incendi ammontano a milioni di euro a cui si aggiungono sofferenze umane inestimabili. Vediamo come non bruciarsi le dita!

Fuoco rescue academy

Fuoco all’aperto

Una grigliata in compagnia o semplicemente star seduti attorno a un fuoco. All’elemento fuoco spetta un ruolo da protagonista; per la propria sicurezza bisogna tener conto dei seguenti punti.

Nelle vicinanze ci sono oggetti infiammabili? Ci si trova in un periodo di siccità? C’è vento? Ci sono dei bambini?

• Usa cubetti accendi fuoco o pasta combustibile invece di accendi fuoco liquidi.

• Tieni sempre d’occhio il fuoco e spegni la brace completamente usando dell’acqua

Candele

Le candele creano un ambiente romantico, ma possono anche provocare un incendio. Per non mandare in fumo l’atmosfera romantica basta adottare le seguenti precauzioni. 

• Tieni d’occhio le candele accese. Spegnile quando esci dal locale.

• Usa sotto candela e candelabri di materiale non infiammabile e ponili a una distanza di 30 cm dagli oggetti infiammabili. • L’albero di Natale deve poggiare su un sostegno stabile. Getta la corona d’Avvento e l’albero di Natale poco dopo le feste.

Grill da tavola

I piaceri del palato portano allegria a tavola. Affinché il pranzo o la cena diventi un successo, bisogna tener conto di quanto segue. 

• Usa pasta combustibile invece di spirito da ardere. Attenzione quando usi spirito: aspetta che il rechaud sia freddo e tienilo a distanza dalle persone.

• Tieni a portata di mano una coperta antincendio per i casi d’emergenza.

Elettrodomestici

Molti elettrodomestici producono calore. Pertanto bisogna prendere le cautele necessarie. 

• Lascia riparare gli elettrodomestici come il ferro da stiro, gli umidificatori o gli apparecchi con gas liquido da un tecnico.

• Tieni d’occhio gli elettrodomestici accesi. Non lasciare gli apparecchi in modalità stand by.

• Posa i cavi in modo che nessuno vi inciampi.

In cucina

I seguenti punti ti aiutano a evitare un rogo in cucina. 

• Proteggi le mani con guanti da cucina e presine.

• Fornello: usa le piastre posteriori, gira il manico delle pentole verso l’interno e non usare il fornello come deposito.

• Forno: fallo installare ad altezza del petto e scegline uno con vetro a isolamento termico.

• Rubinetti (anche nel bagno): usa un miscelatore termo statico.

• Prudenza con l’olio: non surriscaldarlo e non aggiungervi acqua o spezie quando in ebollizione. Non spegnere mai le fiamme prodotte dall’olio con acqua ma soffocale coprendole con un coperchio o una coperta antincendio.

Stufe a etanolo

Le stufe senza canna fumaria vanno sempre più di moda. Per la tua sicurezza tieni conto dei seguenti consigli.

• Colloca la stufa in modo che non possa cadere per una spinta.

• Questo tipo di stufa è un oggetto decorativo, pertanto non usarla mai come riscaldamento.

• Con la combustione di etanolo si producono sia CO2 sia gas tossici, ricordati per- tanto di aerare regolarmente il locale.

Bambini e fuoco

Ai bambini piace giocare con il fuoco. Pertanto, 6 su 10 incendi vedono coinvolti dei bambini. Gli adulti, come tali, devono dare il buon esempio. Spiega al bambino i pericoli legati al fuoco e al calore. Adotta le apposite misure di sicurezza (p. es. protezione per fornelli o i radiatori e stufe a legna affinché non possano essere toccati dai bambini). Tieni fuori della portata dei bambini il ferro da stiro.

In caso di ustioni

• Mettere le parti ustionate immediatamente sotto l’acqua fredda corrente per almeno 15 minuti.

• Non utilizzare creme o rimedi casalinghi finche il calore non si completamente dissipato.

• Non correre se i vestiti prendono fuoco, ma rotolarsi per terra.

• Spegnere il fuoco con una coperta o con vestiti di lana (non usare stoffe sintetiche).

• Non togliersi i vestiti, altrimenti vi è il pericolo di strappare pezzi di pelle.

• Per evitare uno choc di temperatura: coprire la vittima, non dare da mangiare né da bere.

• Chiamare il 118 evidenziando bene il fatto e con che cosa si è ustionato il pericolante.

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Ti è mai capitato di accusare qualche dolore al ginocchio, durante le operazioni di soccorso o anche nella vita quotidiana?

Cerchiamo di capire perché!

Il ginocchio è un’articolazione formata da 3 ossa (femore, tibia e rotula), una capsula, quattro legamenti, due menischi e cartilagine. Su questa articolazione grava la maggior parte del peso corporeo in ogni fase del movimento.

Tutto ciò rende il ginocchio una zona molto sollecitata durante i movimenti e solo un corretto equilibrio funzionale degli stabilizzatori attivi muscolari e passivi capsulo-legamentosi può garantire la forza, la stabilità e la mobilità necessarie a svolgere correttamente le attività della vita quotidiana nella persona comune e le azioni di sollevamento per il soccorritore. La corretta funzionalità del ginocchio si ottiene quando gli stabilizzatori passivi non presentano alterazioni e quelli attivi possiedono il necessario grado di forza-resistente in relazione al peso corporeo,permettendo così all’articolazione di ammortizzare al meglio gli stress a cui viene sottoposta, soprattutto nelle azione di sollevamento dei presidi.

Nelle attività lavorative svolte dal soccorritore accade spesso che i movimenti conducano più verso un aumento della rigidità che verso l’allungamento. Ciò perché molti movimenti che il soccorritore si trova a dover affrontare prevedono una continua flessione del ginocchio con un peso da sollevare e alcune volte prevedono il mantenimento della posizione accovacciati a terra costringendo il ginocchio a mantenersi in una posizione di massima flessione che va a comprimere tutte le strutture articolari

L’articolazione del ginocchio consente un movimento attivo di circa 135°/140° in flessione con estensione a 0°. Durante la marcia si realizza un arco di movimento che va da 0° a 67°. Nel salire e scendere le scale (considerando un gradino standard in altezza) si passa da 0° a 90°, mentre nel gesto di sedere il range è variabile ed approssimativamente tra 0° - 90°.

La flessione dipende anche dalla massa corporea e dall'abitudine che uno ha ad usare il ginocchio, solitamente lavora benissimo tra i 10 ° e 90°, definito arco di movimento essenziale. I piegamenti sulle gambe oltre i 90° provano un sovraccarico crescente alle strutture legamentose, tendinee e meniscali. Anche se eseguito in modo corretto, un piegamento oltre il 90° provoca comunque un piccolo sovraccarico che viene amplificato se dobbiamo sollevare dei pesi. Per garantire una posizione di stabilità e un lavoro muscolare ottimale, il ginocchio deve sempre mantenere la linea del piede, evitando traslazioni laterali o sovraccarichi ai tendini. Se il ginocchio viene spinto eccessivamente in avanti si verifica una minor attivazione muscolare con conseguente caricare del peso corporeo sull’articolazione. Maggior attivazione muscolare dei muscoli della coscia significa minor carico articolare, soprattutto durante sollevamenti pesanti.

I muscoli del ginocchio quindi lo proteggono provvedendo alla stabilità dinamica dell’articolazione in supporto al sistema di stabilizzazione statica. La funzione più importante dei muscoli della coscia e del ginocchio è l’assorbimento delle forze di carico generate durante le attività atletiche e le attività giornaliere provvedendo a ridurre lo stress applicato sulle superfici articolari di carico, sui menischi e legamenti. Ecco perché la mancanza di allenamento muscolare può creare situazioni favorevoli all’incremento della rigidità e soprattutto può essere causa di traumi diretti o indiretti dell’articolazione. L’esecuzione di movimenti in carico e azioni complesse come quelli che si trova a dover affrontare il soccorritore quando solleva e trasporta i presidi, se svolte in mancanza di una giusta preparazione possono infatti essere causa di microtraumi che nel tempo causano lesioni più o meno gravi a legamenti, menischi, tendiniti o cartilagini I microtraumi nel tempo se non curati possono trasformarsi in tendinopatia o in casi più complicati in artrosi del ginocchio. Ovviamente oltre a traumi a lungo termine, un’esecuzione scorretta dei movimenti può essere causa di traumi acuti come distorsioni.

Il dolore al ginocchio, tecnicamente definito ''gonalgia'', può essere causato da molteplici fattori, che vanno studiati sia dal punto di vista anamnestico (cioè chiedendo al paziente diverse informazioni) sia clinicamente.

Ecco alcuni esempi:  (per scheda dettagliata richiederla a: info@rescueacademy.it)

  1. Artrosi del ginocchio: una patologia cronica ed evolutiva che colpisce un gran numero di persone. Consiste in alterazioni della cartilagine del ginocchio che secondariamente coinvolge, modificandole, strutture come la sinovia e la capsula. Attività lavorative in carico o vizi posturali posso facilitare nel tempo la comparsa dell’artrosi.
  2. Distorsioni del ginocchio: l’articolazione a causa di forze trasversali o movimenti scorretti fatti in modo veloce esce dalla sua sede e questo può provocare gravi danni a legamenti o menischi.
  3. Tendinite: è l'infiammazione, acuta o cronica, di uno dei tendini del ginocchio. I tendini del ginocchio più comunemente colpiti da tendinite sono tre: il tendine rotuleo, il tendine del quadricipite e il tendine polipteo. In funzione di quale dei tre viene colpito, si parlerà di tendinite. Attività lavorative come quella del soccorritore che implica una continuo e ripetuto sovraccarico all’articolazione favorisce l’insorgere di traumi e infiammazioni croniche dei tendini interessati.

Il soccorritore deve cercare di prevenire queste patologie e prendersi cura delle propria ginocchia. Per fare queste consigliamo queste semplici regole:

  • Eseguire i movimenti in modo corretto (se la gravità della situazione e della scena lo permettono). Il ginocchio non deve mai superare la punta del piedi durante il sollevamento e il peso del corpo deve essere ben saldo sui talloni. Lavorare con il tallone sollevato durante le azioni di sollevamento rischia di provocare instabilità al movimento e sovraccarico tendineo del ginocchio.
  • Se si è costretti a mantenere la posizione accovacciata per molto tempo a causa di spazi stretti o condizioni particolari del paziente, si consiglia per quanto possibile di cambiare posizione spesso per muovere l’articolazione più possibile evitando di comprimere per molto tempo le strutture intra-articolari.
  • È responsabilità del soccorritore mantenere i muscoli allenati il minimo necessario per compiere le azioni di sollevamento e trasporto dei presidi senza gravare sull’articolazione.
  • Se il soccorritore soffre già di dolori al ginocchio o ha subito traumi diretti, è consigliato rivolgersi subito ad uno specialista per cercare di capire la causa del dolore e trovare soluzione immediata per evitare che la situazione peggiori. Ignorare un dolore, soprattutto al ginocchio, non fa altro che aumentare il rischio di improvvisi traumi diretti al ginocchio durante le azioni di soccorso a causa dei ripetuti sovraccarichi che l’articolazione malata non riesce piu a gestire. A rischio c’è la saluta del paziente, del collega e del soccorritore stesso.
  • Se già c’ è un limite funzionale nella flessione del ginocchio a causa di interventi chirurgici passati o danni alla cartilagine o il soccorritore presenta dolori al ginocchio ma si trova comunque a dover affrontare sollevamento di presidi, come la barella, consigliamo per prima cosa di posizionarsi nel lato meno pesante ( nel caso della barella, ai piedi del paziente) e in secondo luogo provare ad effettuare il movimento con un piedi avanti della gamba priva di dolore e piede dietro del ginocchio dolorante per cercare di sfruttare di piu la forza della gamba sana.

Per prevenire queste situazioni consigliamo questi semplici esercizi di rinforzo e stretching che aiutano il soccorritore a mantenere l’articolazione sana e la muscolatura forte.

ESERCIZI DI RINFORZO   (per scheda dettagliata richiederla a: info@rescueacademy.it)

Aiutano a recuperare e mantenere la forza muscolare di tutta la gamba, in particolare del muscolo della coscia per limitare il carico sull’articolazione del ginocchio.

Contrarre il muscolo della coscia, piede a martello, alzare e abbassare lentamente la gamba come nella foto 15 volte. Ripetere tre serie con pausa di un minuto

Contro il muro, simulare la posizione della sedia. Mantenere la posizione per almeno 10 secondi, peso del corpo sul tallone. Schiena sempre dritta. Ripetere tre volte.

Squat: piegamento sulle gambe. Peso del corpo sul tallone e ginocchio sempre in linea con il piede. Cerca di simulare il sollevamento con la barella. 10 ripetizioni per tre volte con pausa di un minuto. Per chi presenta già patologie al ginocchio, consultare uno specialista prima di eseguire l’allenamento.

Affondi: piedi sempre larghi, piego lentamente entrambe le gambe a 90à e risalgo. Ripetere 5 volte per lato per tre serie con riposo di un minuto. Esercizio più faticoso e consigliato per chi già ha una preparazione fisica di base. Sconsigliato per chi ha patologie già riscontrate.

 

ESERCIZI DI STRETCHING

Aiutano a recuperare o mantenere l’elasticità muscolare dopo le giornate di lavoro o sforzi eccessivi per aiutare le articolazioni a lavorare in modo corretto.

Distendere la gamba in alto con piedi a martello e mantenere la posizione per 30 secondi sostenendo la gamba con le mani.

Seduti gambe tese. prendere con le mani la punta del piede o se il soggetto è rigido le caviglie. Mantenere la posizione per 30 secondi.

Seduti gambe tese e divaricate. Appoggiare le mani più lontano possibile e mantenere la posizione per 30 secondi.

 

Piede su uno scalino, gamba tesa. Prendere con la mano corrispondente la punta del piede o se il soggetto è rigido la caviglia. Mantenere per 30 secondi.

 

Rescue Academy, organizza in Vostra sede una giornata di approfondimento alle Mobilitazione dei Carichi e alla Gestione del Dolore:

5.1 MOBILITAZIONE DEI CARICHI PER SOCCORRITORI DELLA 3° ETA’ E NON SOLO

Bibliografia:

  • “Traumatologia dello sport” A. Ferrario, G. Battista Monti, G. Jelmoni, Edi-ermes 2005
  • “Preparazione atletica e riabilitazione” D. Carli, S. Di Giacomo, Edizioni medico scientifiche, 2013
Formatore Rescue Academy
Alexandro Stecchezzini
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Rescue Academy, grazie a i suoi professionisti, ha redatto questo documento dove mette in  evidenza alcuni metodi non invasivi per la mobilitazione del paziente pediatrico.

 

Fino ad oggi il trauma, come ormai noto, costituisce nell’età pediatrica la prima causa di morte. In particolare il trauma cranico risulta ancor oggi prevalente rispetto ai traumi addominali. Un bambino sottoposto a sollecitazioni provocate in ogni suo distretto corporeo da energie cinetiche uguali a quelle cui è sottoposto un adulto subirà lesioni quantitative e/o qualitative più importanti.

Peraltro l’apparato locomotore più elastico porta a minori fratture rispetto all’adulto; da questo ne consegue che in presenza di fratture di un bambino la quantità di energia in gioco è stata molto elevata e questo ci deve far porre ulteriore attenzione su probabili lesioni interne.

Questo testo non vuole enfatizzare le diversità anatomiche e fisiopatologiche adulto /bambino, ma porre l’attenzione sulle tecniche di mobilizzazione di questi pazienti fino al loro corretto posizionamento su presidi a loro dedicati, ancora oggi non del tutto codificate come avviene per esempio nel paziente adulto.

BAMBINO ALLOGGIATO NELL’APPOSITO DISPOSITIVO DI RITENUTA IN AUTO :

Con l’entrata in vigore dal 14 Aprile 2006 del Decreto Legislativo 13 marzo 2006 n° 150, modifica dell’articolo 172, del Codice della strada, si disciplina “l’uso della cintura di sicurezza e dei SISTEMI DI RITENUTA PER BAMBINI “.

Tale decreto recita inoltre che i dispositivi di ritenuta devono obbligatoriamente essere utilizzati dalla nascita fino ai 18 kg avvalendosi di appositi seggiolini (sistemi di ritenuta) e oltre questo peso fino ai 36 kg adoperando adattatori (da porre sotto la seduta del bambino).

Da questo si può facilmente dedurre che statisticamente un soccorritore può dover intervenire su un bambino e mettere in atto una serie di manovre per garantire la prevenzione di danni secondari (da trasporto o mobilizzazione) al paziente stesso.

L’approccio consigliato per il personale soccorritore  (una volta valutato l’ A-B-C-D-E del paziente, attenendosi scrupolosamente alle indicazioni poste in essere da protocolli emergenza/urgenza territoriali), non dimenticare sempre il fattore F.

L’approccio al paziente deve essere svolto avvalendosi delle nozioni dedicate e, come prima cosa, si deve provvedere alla gestione della testa del piccolo dato che come è ben noto è l’unico distretto corporeo che in caso di collisione è libero di muoversi e quindi viene classificato come compromesso. L’immobilizzazione verrà garantita “manualmente”, cercando cioè di colmare lo spazio fra tale distretto anatomico e il sedile con le proprie mani, in modo da ridurre ogni possibile movimento del capo durante le fasi di spostamento.

Nel caso in cui il paziente presenti una conformazione anatomica (patologica o fisiologica) idonea al suo posizionamento e sia in grado di sopportarlo, il collare cervicale va utilizzato (e consigliato nessun collare sotto l’anno di età ma attenetevi alle vostra formazione regionale).

In questa fase i soccorritori provvederanno con le dovute precauzioni a mantenere ben salde le cinture di sicurezza già indossate, per poi afferrare modo saldo e preciso il paziente, prima di toglierle, afferrandolo con due mani ciascuno per un lato.

Una volta usciti dal veicolo con il seggiolino fare attenzione a non modificare l’inclinazione del piccolo paziente fino a quando non sarà necessario per il posizionamento sul presidio per evitare di sollecitare il rachide cervicale e prevenire lo scivolamento delle faccette vertebrali (sarà impossibile, ma proviamoci!).

Il primo soccorritore, con le mani a “C” dovrà afferrare e stabilizzare da sopra la testa la parte superiore del torace e il capo, posizionando, senza premere eccessivamente, il pollice sulle clavicole e palmo e dita in modo da sostenere le scapole, la parte del dorso e la regione che va dalla radice del collo alla spalla, avendo cura di bloccare la testa del paziente con i polsi  per un corretto allineamento del rachide cervicale cercando di limitare il più possibile movimenti di torsione, inclinazioni antero-posteriori, e laterali; inutile dire che orologi e altre cose non ci devono essere.

Successivamente un soccorritore si occuperà di slacciare (tagliare) tutte le cinture, assicurandosi così di aver svincolato il paziente, e solo a questo punto potrà entrare, con una mano, nello spazio compreso fra la parte lombo-sacrale del bambino e il seggiolino, mentre l’altra mano dovrà porla sulla parte superiore del “bacino-anche-pelvi”, facendo attenzione a non comprimerlo (in questo momento sarà anche possibile eventualmente apprezzare movimenti o condizioni anomale di tale distretto).

Una volta che si è assicurato di aver posto le mani in posizione “a conchiglia” pinzando con il pollice, senza creare pressione eccessiva, la “cresta” del paziente, ci si coordina con l’altro soccorritore ed eventualmente una terza persona, non necessariamente un soccorritore, per la manovra di scivolamento del paziente sul presidio e la rimozione del seggiolino.

In questa fase come sempre si ribadisce l’importanza degli operatori di porsi l’uno di fronte all’altro per potersi capire e comprendere le operazioni che stanno svolgendo, oltre che a monitorare entrambi, visivamente, le condizioni del paziente, per poi posizionarlo in modo corretto sul presidio a vostra disposizione (con cinghie aperte) e di togliere il seggiolino, inclinandolo, permettendo con un movimento simultaneo lo “scivolamento” regolarizzato con la manovra di “Lift and Slide” controllando il piccolo paziente fino al posizionamento corretto.

Dal “ seggiolino “….al suo posizionamento sul presidio a vostra disposizione

PROCEDURA CONSIGLIATA :

  1. Valutare la sicurezza della scena ;
  2. Raggiungere il seggiolino del bambino ;
  3. Valutare A-B-C-D-E (seguendo protocolli emergenza/urgenza territoriali), se è possibile mettere il collare cervicale.
  4. Collocare “mani” o “riempitivi” intorno al capo del bambino da (spalla a spalla) mantenendoli ben saldi con le mani e assicurarsi che le cinture del seggiolino siano ben salde al bambino. Se necessario tenderle;
  5. Afferrare in due soccorritori entrambe i lati del seggiolino ed estrarlo dal veicolo. se disponibile un terzo, i due operatori mantengono il bambino;
  6. Collocare il seggiolino sulla parte inferiore (lato piedi) del presidio a vostra disposizione
  7. Inclinare il seggiolino fino a far poggiare lo schienale sulla presidi di immobilizzazione
  8. Il soccorritore che si trova alle spalle del bambino entra con una mano tra il sedile e la spalla/dorso afferrandolo con la mano a “C”
  9. Un soccorritore dovrà entrare con una mano nello spazio compreso fra il sedile e la parte lombo-sacrale del bambino , ponendo poi l’altra sulla parte superiore “ bacino-anche-pelvi “Attenzione all’inarco del paziente… !
  10. A questo punto un soccorritore si occuperà di slacciare /tagliare le cinture del seggiolino
  11. Adesso il soccorritore di fronte al bambino impartirà l’ordine per far togliere il seggiolino permettendo grazie alla manovra “Lift and Slide” di adagiarlo sul presidio a vostra disposizione

 

ATTENZIONE: QUESTI CONTENUTI, DEVONO ESSERE SVOLTI SOLO DOPO UNA FASE CONOSCITIVA SULLE ESIGENZE PEDIATRICHE E CON IL SUPPORTO DI SPECIALISTI.

La formazione dedicata a queste manovre la potete trovare all'interno del nostro corso:

2.1 GESTIONE DEL TRAUMA NEL PAZIENTE PEDIATRICO

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Rimozione del casco

Rescue Academy consiglia, come le migliori scuole Internazionali, che nel caso di un paziente indossi un casco integrale, il casco va rimosso in una fase precoce del processo di valutazione.

La rimozione del casco fornisce al soccorritore un accesso immediato per la valutazione e gestione delle vie aeree. La rimozione del casco pertanto assicura di poter valutare eventuali sanguinamenti nascosti, di poter portare in posizione neutra la testa del paziente (altrimenti non ottenibile per la flessione del collo imposta dal casco in un paziente supino). Consente inoltre di poter eseguire correttamente l’immobilizzazione spinale e, a seconda del protocollo utilizzato, di poter eseguire una valutazione secondaria completa anche di testa e collo.

La manovra dovrà essere sempre spiegata adeguatamente al paziente prima e durante la sua esecuzione ed è necessario che siano presenti due soccorritori addestrati per la sua corretta esecuzione.

 

  1. Il primo soccorritore, dopo essersi posizionato alla testa del paziente, afferra il casco tenendo i palmi premuti contro il lato e le dita sul margine inferiore. Con questa presa il primo soccorritore stabilizza il casco, testa e collo in posizione più vicina possibile a quella neutra. Il secondo soccorritore, posizionandosi al lato del paziente, apre la visiera e slaccia o taglia la cinghia mentoniera.
  2. Il secondo soccorritore, con una mano, afferra con pollice e indice la mandibola del paziente mentre posiziona l’altra mano, facendola passare sotto al collo del paziente sull’occipite, in modo da assumere il controllo della stabilizzazione manuale. Gli avambracci del soccorritore, devono poggiare sul terreno e sulle coste/sterno (delicatamente, solo per migliorare la stabilizzazione della testa), del paziente per fornire la maggiore stabilità possibile durante la manovra.
  3. Il primo soccorritore traziona i lati del casco allargandoli leggermente e sfila il casco con un movimento basculante. Il movimento deve essere lento e deciso e si deve prestare attenzione a non urtare il naso del paziente durante la manovra chiamata anche manovra a 2 movimenti.
  4. Una volta rimosso il casco si posiziona il collare cervicale mantenendo manualmente la posizione neutra del paziente e posizionando un’imbottitura al di sotto del capo del paziente (ferma capo scoop per esempio).

Elementi chiave nella rimozione del casco:

Mentre un soccorritore mantiene immobilizzato il capo l’altro esegue le manovre, i soccorritori non si muovono mai contemporaneamente.

Il soccorritore che rimuove il casco lo ruota in direzioni differenti, dapprima per liberare il naso e quindi la nuca del paziente.

Bibliografia

Manuale PHTLS - http://www.naemt.org/education/PHTLS/

Offerta -Scadenza 30 Settembre 2017

L'ADESIONE ALL'OFFERTA CON IL 50% DI SCONTO, DEVE ESSERE CONFERMATA ENTRO E NON OLTRE IL 31 LUGLIO.

Buon giorno, volevamo proporle un PROGETTO FORMATIVO con 3 giornate da 6/8 ore dedicate ai Vostri soccorritori.

LE GIORNATE SONO IN DATE SEPARATE NON DI SEGUITO, POTETE SCEGLIERE LE DATE CHE PER LA VOSTRA ASSOCIAZIONE O COLLEGHI VI SONO PIU' CONGENIALI. LA MAGGIOR PARTE DEI CORSI POTREBBE ESSERE SVOLTA A REGGIO EMILIA AL RAGGIUNGIMENTO DI 6 PARTECIPANTI.

I contenuti che vorremmo proporvi, sono dedicati e studiati sulle esigenze che presentano più difficoltà per un SOCCORSO TECNICO, svolto da Soccorritori Volontari e Professionisti.

Le caratteristiche di come vengono svolte le nostre giornate di CONSOLIDAMENTO alle VOSTRE CONOSENZE, sono descritte qui: http://associazionerescueacademy.it/chi-siamo/

1.4 CORRETTE APPLICAZIONE DELLE MANOVRE DI ESTRICAZIONE NELLA GESTIONE DEL TRAUMA

Questa giornata punta ad approfondire l’estricazione avendo come obiettivo quello di acquisire delle tecniche e procedure operative all’uso dei presidi dedicati alla gestione del paziente o dei pazienti “incarcerati” in veicoli e in luoghi confinati.

http://associazionerescueacademy.it/corsi/1-4-corrette-applicazione-delle-manovre-di-estricazione-nella-gestione-del-trauma/

2.2 GESTIONE DEGLI ASPETTI RELAZIONALI NELL'APPROCCIO E AL TRASPORTO DEL PAZIENTE PEDIATRICO

Rescue Academy ha dedicato molto al paziente pediatrico. La giornata si prefigge di approfondire la conoscenza dei principi di immobilizzazione del paziente Pediatrico vittima di trauma ma soprattutto il modo comportamentale che il soccorritore deve avere con i genitori.

http://associazionerescueacademy.it/corsi/498-2/

3.3 GESTIONE AVANZATA DEL SOCCORSO IN AMBIENTE SAR

Con questo modulo formativo prevede di aumentare la manualità ai Soccorritori/Tecnici come:

- Volontari di Protezione Civile,

- Vigili del fuoco Discontinui,

- Volontari di Pubbliche Assistenze,

- Volontari Soccorso Montano,

proponendo metodologie di intervento dedicate alla gestione e al trasporto di “pericolanti traumatizzati” nei vari scenari di intervento, su piani inclinati, boschivi, instabili, macerie, ecc.

http://associazionerescueacademy.it/corsi/3-3-gestione-avanzata-del-soccorso-in-ambiente-sar/

 

OFFERTA ECONOMICA:

Il pacchetto di CONSOLIDAMENTO tutto incluso COMPRENDE.

Spese di VITTO E ALLOGGIO e SPESE DI SPOSTAMENTO (INCLUSE fino a 150 km dalla nostra sede: Reggio Emilia)

 

Il costo a Partecipante (Minimo 6 Partecipanti) è di 85 € (di una sola giornata) per lo svolgimento di tutte e tre le giornate.

Il costo a Persona con spese incluse è di 65 € (compreso delle varie iscrizioni e incartamenti burocratici)

ORGANIZZAZIONE: Le giornate da 6/8 ore possono essere svolte in date fissate e NON MODIFICABILI a piacere in vostra sede. Il MATERIALE per lo SVOLGIMENTO della giornata è quello che utilizzate tutti i giorni sui vostri mezzi, un AULA e un VIDEO PROIETTORE (possiamo portarlo anche noi).

 la GIORNATA formativa, deve essere FISSATA CON DATE PRECISE in un incontro al mese

LE GIORNATE SONO IN DATE SEPARATE NON DI SEGUITO, POTETE SCEGLIERE LE DATE CHE PER LA VOSTRA ASSOCIAZIONE O COLLEGHI VI SONO PIU' CONGENIALI. LA MAGGIOR PARTE DEI CORSI POTREBBE ESSERE SVOLTA A REGGIO EMILIA AL RAGGIUNGIMENTO DI 6 PARTECIPANTI.

Il pagamento dovrà essere ANTICIPATO per ogni data con Bonifico Bancario.

 

Massimo Zucchetti Telefono +39 331 89 17 579

Alexandro Stecchezzini Telefono +39 389 23 48 119

Email: info@rescueacademy.it

Skype: rescueformazione (alexstecchezzini)

Face Book: https://www.facebook.com/associazionerescueacademy/

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Log Roll

Rescue Academy propone la manovra del "log roll" la quale, consente di posizionare un paziente su tavola spinale o su altro dispositivo o di ruotare il paziente per consentirne l’ispezione della schiena. La manovra, non consente di mantenere la stabilizzazione completa delle 5 masse corporee, se non viene svolta da minimo 3/4 soccorritori, affiatati e addestrati in modo sinergico e corretto. Ma con un buon controllo manuale e pratica permette di muovere minimamente la colonna.

Paziente supino

  1. I soccorritori applicano il collare cervicale come da procedura
  2. Mentre il soccorritore alla testa mantiene la posizione neutra del capo, altri due soccorritori si posizionano uno all’altezza del torace e un secondo a livello delle ginocchia. Il paziente deve essere allineato con le braccia lungo il corpo ed i palmi rivolti verso l’interno. I soccorritori afferrano il paziente in modo da far presa su spalle e bacino, utilizzando le strutture ossee in modo da mantenere l’allineamento durante la manovra. Braccia incrociate sulle strutture ossee portanti.
  3. I soccorritori posizionano la tavola spinale con l’estremità distale (parte finale) come riferimento, fra le ginocchia e le caviglie del paziente in modo che la testa della tavola si estenda oltre la testa del paziente. Mantenendo la tavola spinale contro la schiena del paziente i soccorritori fanno ruotare paziente e tavola fino a terra.
  4. Una volta sul terreno i soccorritori, afferrando saldamente spalle e bacino, fanno scorrere il paziente fino a portarlo in posizione corretta sulla tavola spinale. Utilizzando i cavi ascellari e la struttura del bacino, in sinergia con il soccorritore alla testa, si "trascina in diagonale" il paziente, fino a raggiungere il centro e la posizione corretta della testa. La testa deve essere mantenuta in posizione neutra senza essere trazionata durante la manovra. Manovra di "lift and slide" che non è la "manovra a ponte" la quale non è codificata da nessuna parte in bibliografia.
  5. Immobilizzare il paziente come da procedura del presidio.

Paziente Prono o semi prono

  1. Il paziente deve essere fatto ruotare in direzione opposta a quella in cui è posto il volto. Il primo soccorritore realizza la stabilizzazione manuale del capo mentre gli altri due soccorritori afferrano spalla, polso, regione del bacino e arti inferiori.
  2. I soccorritori posizionano la tavola spinale con l’estremità distale (parte finale) come riferimento, fra le ginocchia e le caviglie del paziente in modo che la testa della tavola si estenda oltre la testa del paziente. Mantenendo la tavola spinale contro la schiena del paziente i soccorritori fanno ruotare paziente e tavola fino a terra.
  3. Il paziente viene fatto ruotare sul fianco. Durante quest’operazione il soccorritore alla testa deve far ruotare la testa meno del corpo per realizzare l’allineamento corretto una volta che il paziente è sul fianco durante la rotazione.
  4. Una volta supino sulla tavola spinale, il paziente viene fatto traslare fino alla posizione corretta. Utilizzando i cavi ascellari e la struttura del bacino, in sinergia con il soccorritore alla testa, si "trascina in diagonale" il paziente, fino a raggiungere il centro e la posizione corretta della testa. La testa deve essere mantenuta in posizione neutra senza essere trazionata durante la manovra. Manovra di "lift and slide" che non è la "manovra a ponte" la quale non è codificata da nessuna parte in bibliografia.
  5. Una volta in posizione i soccorritori possono applicare il collare cervicale ed eseguire l’immobilizzazione sulla tavola spinale come da procedura del costruttore.

Bibliografia

Manuale PHTLS - http://www.naemt.org/education/PHTLS/

• http://www.alexstecchezzini.it/logrol/

• http://www.alexstecchezzini.it/tavola-spinale/

• http://www.alexstecchezzini.it/etica-sulla-diagnostica-durgenza-supporti-spinali-rogidi/

• http://associazionerescueacademy.it/manovra-di-liftslide/

di Alex Stecchezzini

La Centrale Operativa 118 invia un mezzo di soccorso di base sul luogo di un incidente stradale: è coinvolto un solo veicolo che ha violentemente urtato un palo dell’alta tensione.

I Volontari del Soccorso scendono dalla propria ambulanza e, assicuratisi che non vi siano ulteriori pericoli, si avvicinano all’auto.

All’interno vi è un paziente che urla di dolore: ha gli arti inferiori piegati ed incastrati tra il  cruscotto ed il volante.

Il sedile si è avvicinato al piantone dello sterzo ed il paziente non ha spazio per muoversi.

Grida dicendo di non riuscire a liberarsi dal mezzo.

L’estricazione del ferito:

Con il termine estricazione si intende quell’insieme di manovre tecnico-sanitarie che servono per mobilizzare un paziente intrappolato, portandolo fuori dal veicolo, senza provocare ulteriori lesioni che potrebbero aggravare la sua situazione.

Le manovre di estricazione debbono essere condotte in modo da non arrecare danno anche agli operatori sanitari e l’unico modo veramente consolidato e appropriato è stato studiato da Rescue Academy; una giornata dedicata all’estricazione “full day” di 8 ore (http://associazionerescueacademy.it/corsi/1-4-corrette-applicazione-delle-manovre-di-estricazione-nella-gestione-del-trauma/).

In letteratura viene fatta una distinzione tra estricazione “cautelativa”, con paziente stabile e non a rischio vita, ed estricazione “rapida” o di emergenza, cioè quando si ha una reale necessità di rimuovere il paziente dal veicolo per presenza di rischio ambientale, con un occhio di riguardo per la propria incolumità personale,  o per l’esecuzione di manovre salva vita.

In quest’ultima categoria troviamo diverse manovre, tra cui spicca per diffusione, rapidità di esecuzione e non necessità di presidi la manovra o presa di Rautek.

Questa manovra a mani nude viene indicata nei libri di testo esclusivamente nei casi di “estrema necessità”.

Nell’esecuzione di questa manovra, l’operatore è estremamente concentrato nel non cagionare ulteriori danni al ferito e può sottovalutare la postura da tenere durante questa particolare operazione.

Analizzando dal punto di vista biomeccanico i movimenti che vengono svolti durante la manovra, ci accorgiamo quanto la postura dell’operatore sia scorretta e possa così sottoporsi al rischio di gravi lesioni della colonna vertebrale, delle articolazioni, dei muscoli e tendini.

Rescue Academy, ha realizzato una giornata dedicata sia all’estricazione ma ha introdotto nuove tecniche studiate per migliorare la postura e la sicurezza sia per l’operatore che per l’ente che lo tutela durante il soccorso. (http://associazionerescueacademy.it/area-salute/)

Entrando nel dettaglio della manovra:

l’operatore afferra il paziente, sempre che sia abbastanza alto da avvolgerlo con le proprie braccia, “salvaguarda” l’allineamento del rachide con la propria testa ed una mano, lo solleva facendosi carico completamente del suo peso, esegue una torsione del busto e, sempre sostenendone interamente il peso, cammina all’indietro per estrarre il paziente dal veicolo.

Dal punto di vista dell’operatore questa torsione viene eseguita, nella maggior parte dei casi, senza il mantenimento fisiologico delle curve della colonna vertebrale, in quanto si ritrova con la colonna in flessione verso il paziente. In molti casi il veicolo non si trova in una posizione confortevole per utilizzare le attenzioni del caso, e questo movimento di (torsione in flessione) provoca una forte e dannosa compressione a livello discale.

E’ evidente che i Soccorritori, non siano sempre in forma o svolgano in modo assiduo esercitazioni o interventi di estricazione da rimanere tonici e fisicamente pronti per svolgere in sicurezza questa manovra, una delle attività di Rescue Academy è quella di organizzare e gestire squadre di soccorso con giornate di “re-training” dove vengono svolte prove pratiche fisiche dedicate alla gestione del dolore del Soccorritore. Cosi da migliorare la loro prestazione e postura con esercizi dedicati.

In ogni operazione che preveda la movimentazione dei carichi (pazienti) si consiglia di rispettare sempre i seguenti principi, al fine di non recare danni alla propria salute:

- Baricentro del corpo vicino al peso da sollevare:

Nel uomo i singoli movimenti dei diversi segmenti articolari si basano sui meccanismi fisici delle leve. Nel corpo umano il segmento osseo è l’asse delle leve, l’articolazione il fulcro, la forza muscolare la potenza, la forza peso e la resistenza.

Quindi minore sarà la distanza dall’articolazione del peso sollevato, minore sarà la forza necessaria a sollevarlo quindi minore il carico discale.

1) Allargare la propria base d’appoggio per dare più equilibrio al corpo;

2) Piegare le gambe per distribuire correttamente il peso del corpo evitando che ricada solo a livello lombare;

3) Mantenere la schiena dritta, ovvero mantenere le curve fisiologiche della colonna per evitare pressioni sbagliate e dannose a livello discale.

Il mantenimento delle curve fisiologiche della colonna permette infatti alle vertebre di rimanere allineate tra loro senza creare pressioni trasversali sul disco che possano provocare una sua spinta all’esterno, generando erniazioni o protrusioni, strappi o stiramenti muscolari.

4) Evitare quando è possibile le torsioni del busto e, se sono necessarie, usare al massimo la contrazione della muscolatura addominale, in grado di togliere un po’ di pressione a livello lombare.

La scienza, gli studi, la tecnologia ma soprattutto gli anni di esperienza hanno permesso a Rescue Academy di realizzare in programma fisiologico ed alimentare dedicato ai soccorritori.

Ideato per facilitare questa operazione d’urgenza, permette di aumentare la messa in sicurezza del nostro paziente e di ridurre in modo esponenziale i danni che con la manovra di Rautek si creano sui pazienti e sugli operatori, proteggendo così anche la loro salute nello svolgimento di una così preziosa attività.

Partendo in posizione di sicurezza, gli operatori anche di piccole dimensioni, o con poca forza muscolare, riescono a sfruttare al meglio le proprie potenzialità fisiche e senza danneggiarsi conoscendo in modo approfondito il presidio che hanno in dotazione (http://associazionerescueacademy.it/area-presidi/).

E’ fondamentale l’uso delle gambe e della muscolatura addominale per evitare che il carico gravi sulla colonna, in particolare durante l’azione di torsione. Le tecniche di esecuzione vengono divulgate da Istruttori Rescue Academy presenti sul territorio, così da fornire all’operatore non solo un ottimo presidio certificato e omologato per l’estricazione, ma anche la conoscenza delle tecniche d’uso per eliminare del tutto lo sforzo muscolare, riducendo i potenziali danni osteo-articolari.

Per la salute dell’operatore diventa basilare muoversi correttamente, conoscere bene il proprio corpo e saper sfruttare i proprio muscoli al meglio, al fine di non sollecitare altre strutture somatiche potenzialmente danneggiabili.

Poniamo alcune domande suggestive:

• Eseguendo la manovra di Rautek, abbiamo garanzie di mantenere la linearità del rachide del paziente durante un movimento di rotazione senza supporti rigidi?

• E durante le altre fasi della manovra?

• Riesco a mantenere il mio dorso in asse?

• Sono in grado di sollevare un paziente, ad esempio di soli 55 Kg, da solo e con la schiena piegata?

• Agisco in sicurezza infilando un braccio, senza poter vedere, tra la schiena del paziente e lo schienale del sedile?

• Camminando all’indietro sulla scena di un incidente stradale (basta una banale pozzanghera per scivolare) posso farmi male ?

• Ma soprattutto: sono sicuro di fare la cosa migliore per il paziente e per me?

Le risposte fanno parte del “know-how, "sapere come" o "competenza" del soccorritore, che Rescue Academy approfondisce con tecniche di consolidamento posturale e tecnico.

Formatore Rescue Academy
Alexandro Stecchezzini
Telefono +39 389 23 48 119
Email: info@rescueacademy.it
Skype: rescueformazione (alexstecchezzini)

di Alex Stecchezzini

Dopo una calda stagione appollaiato sotto ad un ombrellone, esposto a vento, sole, salsedine e molta concentrazione, ho deciso di affrontare l'argomento andando ad approfondire le curiosità del nostro organismo in un’attività dove la concentrazione, l'attenzione e la capacita fisica, prosciugano le nostre risorse fisiologiche mettendoci in difficoltà.

...continua a leggere "Disidratazione… una subdola causa di disturbo"

L’Associazione Rescue Academy, ha trasformato un semplice corso Trauma in un approfondita e studiata consulenza al personale che lavora o semplicemente gestisce un centro balneare o lavora in ambito acquatico.

...continua a leggere "Associazione RescueAcademy Formazione per i professionisti del Soccorso in Acqua"