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Redazionale di: Da Arthur Hsieh

Le recenti evidenze sembrano sostenere la modifica dei protocolli di immobilizzazione pediatrici fin ora utilizzati.

Il caso

L'Unità 14 arriva sulla scena di un incidente automobilistico. Una piccola berlina è stata urtata sul lato del conducente da un'altra auto; l' urto ha provocato circa 10 cm di intrusione nello spazio del passeggero. Il conducente, una donna di 30 anni, sembra aver urtato con la testa contro il finestrino del suo sportello e accusa lateralmente un dolore al collo e alla testa a livello parietale. La sua bambina di 4 anni, assicurata su un seggiolino per auto sul sedile posteriore lato passeggero, sta piangendo e cercando di raggiungere la madre. Non esistono segni evidenti di lesione esterna al bambino.

In questo caso il bambino deve essere comunque immobilizzato?

Negli ultimi dieci anni, si è riscontrato un cambiamento nella pratica extra-ospedaliera di immobilizzazione del rachide cervicale per i pazienti che hanno subito un meccanismo di lesione, senza deficit neurologici. Gli studi hanno dimostrato che il tasso di lesioni del midollo spinale (SCI) è molto basso nel paziente traumatizzato e la maggioranza di pazienti con (SCI) non ha alcun tipo di dolore ma può presentare deficit neurologici. Inoltre, è emerso che l'uso tradizionale di collari cervicali rigidi e tavola spinale ha il potenziale di causare dolore, lesioni e la compromissione della pervietà delle vie aeree.

Di conseguenza diversi sistemi di Emergenza Sanitaria hanno attuato modifiche nei protocolli di immobilizzazione spinale, spostandosi nell'utilizzo di una gamma sempre più variegata di tecniche e attrezzature per proteggere la colonna vertebrale, a seconda della presentazione del paziente e della dinamica del trauma stesso.

Eppure molte di queste modifiche non possono essere tutt'ora attuate sui pazienti pediatrici. Date le differenze anatomiche, fisiologiche e psicologiche tra i bambini e gli adulti, molti degli studi originali mettono in guardia gli operatori nell'utilizzare quelle tecniche sui pazienti pediatrici. Tuttavia, la ricerca sta cominciando ad emergere e sostiene la necessità di estendere la stessa modifica dei criteri di immobilizzazione per i pazienti adulti ai bambini che presentano meccanismi di lesione simili.

Meccanismi di crescita

Il corpo di un bambino o neonato differisce da un adulto in molti modi. Nello specifico della colonna vertebrale, le ossa vertebrali del neonato sono molto morbide, più tessuto cartilagineo che tessuto osseo, e non ancora completamente formate in forma e durezza. Inoltre, i muscoli e legamenti che avvolgono le vertebre non sono ancora completamente sviluppati. Come risultato, la colonna vertebrale è più flessibile e più capace di rotazioni, e torsioni.

Mentre il bambino cresce, le vertebre continuano a crescere, e a indurirsi prendendo le loro forme finali. I legamenti e muscoli si rafforzano.

La colonna vertebrale si allunga, diventa meno flessibile e diventa abbastanza forte per sostenere il peso del busto e la testa e il bambino inizia a sedersi, stare in piedi e alla fine a camminare.

La familiare forma "doppia S" della colonna vertebrale si forma e il bambino diventa sempre più attivo. La formazione completa della colonna vertebrale si verifica di solito tra i 7 e 9 anni , anche se le modifiche incrementali continuano a verificarsi attraverso l'adolescenza fino ai vent'anni.

Tipi di lesione spinale

L'anatomia di sviluppo della colonna vertebrale pediatrica è direttamente correlata al modello di lesioni dei pazienti traumatizzati giovani. La testa di un bambino è sproporzionatamente più grande e pesante del resto del corpo rispetto ad un adulto; questo significa che neonati e bambini piccoli tendono a "cadere di testa" in caso di caduta in avanti.

Tutto questo con la formazione incompleta delle vertebre cervicali provoca una significativa incidenza di lesioni del tratto cervicale C1-C4 nei bambini sotto i 2 anni di età.

Come detto in precedenza con l'avanzare dell'età nei bambini le vertebre cominciano a somigliare a quelle di un adulto, le lesioni si spostano verso le vertebre cervicali inferiori, C5-C7.

Nei pazienti pediatrici si sperimentano anche maggiori incidenze di dislocazioni vertebrali e sublussazioni, rispetto agli adulti, così come lesioni dei tessuti molli, ai legamenti e ai muscoli. Inoltre, nei bambini si sperimenta anche una maggiore percentuale di lesioni del midollo spinale senza anomalia radiografica (SCIWORA), dove sembra che non vi sia alcun danno alla colonna vertebrale al momento della valutazione ai raggi X o alla tomografia computerizzata (TC), ma i bambini sono neurologicamente sintomatici con anomalie riscontrate durante la risonanza magnetica (MRI).

Presentazione

L'incidenza di lesioni del midollo spinale è molto basso nei bambini e si verifica dopo meccanismi di lesione come: un incidente stradale, una caduta, o un violento scuotimento.

Sembra che i bambini con lesioni del midollo spinale presentano segni e sintomi simili agli adulti. Risultati neurologici anomali, torcicollo (dove la testa è costantemente girata da un lato a causa di spasmi muscolari del collo, e forte dolore), dolore e evidenti. [3] In uno studio, la presenza di una lesione al midollo spinale, dopo un meccanismo di lesione da corpo contundente, è stata correlata alla diminuzione del punteggio della Glasgow Coma Scale (GCS), alla presenza di trauma cranico e alla presenza di trauma toracico. [4]

Sommario

Le preoccupazioni riguardo la diversa anatomia e struttura della colonna vertebrale di un bambino rispetto a quella di un adulto hanno mantenuto il trattamento stesso di immobilizzazione diverso nei due casi. Con le recenti indagini in questo settore potrebbe essere il momento, per i diversi sistemi di emergenza sanitaria, di riconsiderare la pratica di immobilizzazione spinale nei bambini e sviluppare linee guida clinicamente appropriate in questa particolare casistica di traumatizzati.

Riferimenti bibliografici

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Kleinerman, R. A. (2006). Cancer risks following diagnostic and therapeutic radiation exposure in children. Pediatric Radiology, 36(Suppl 2), 121–125. doi:10.1007/s00247-006-0191-5

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Stiell IG, Wells GA, Vandemheen KL, et al. The Canadian C-spine rule for radiography in alert and stable trauma patients. JAMA 2001;286:1841–8.

Anderson RC et al.  . J Neurosurg Pediatr. 2010 Mar;5(3):292-6.

Rosati SF et al. Implementation of pediatric cervical spine clearance guidelines at a combined trauma center. J Trauma Acute Care Surg. 2015 Jun;78(6):1117-21.

pubblicato da Rescue Academy Formazione Tecnica il giorno Mercoledì 16 febbraio 2011 alle ore 11.43 ·

* Charlie Eisele, BS, NREMT-P

 * 1 settembre 2008

Non aveva visto arrivare il camion. La donna aveva appena abbandonato i bambini a scuola, sperando di riuscire a fare alcune commissioni prima di recarsi sul posto di lavoro. Ha l’auto fuori dalla scuola, in un parcheggio a quattro corsie, sulla sinistra dell’edificio. Cercando di vedere oltre il camion parcheggiato a nord della sua macchina, ha iniziato la manovra per uscire dal parcheggio. Non appena superato il veicolo con la portiera, nella frazione di un microsecondo, un camion che proveniva da sud è entrata in violenta collisione con la sua

Avviare l'orologio. '60 Minuti preziosi '

La "Golden Hour" è stata descritta per la prima volta da R. Adams Cowley, MD, presso l’University of Maryland Medical Center a Baltimora.

Dal suo vissuto personale e dalle esperienze acquisite nelle osservazioni effettuate nella fase di post-Seconda Guerra Mondiale in Europa, e poi a Baltimora nel 1960, il Dr Cowley ha riconosciuto che i pazienti gravemente traumatizzati avevano un numero di possibilità di sopravvivenza molto maggiore, se riuscivano ad ottenere il trattamento definitivo entro i 60 minuti dalla collisione.

Ospedali da campo, unità di MASH e MEDEVAC, elicotteri in Corea e Vietnam nelle numerose Guerre, hanno contribuito ad aumentare i tassi di sopravvivenza.

Miglioramenti nella farmaceutica, nelle tecniche e degli strumenti sono stati fondamentali per la sopravvivenza, ma nessuno di questi ha avuto un qualsiasi valore quando il paziente è rimasto separato dal chirurgo.

Nel corso degli anni, si è discusso se la "Golden Hour” è in realtà di 60 Minuti, ma il concetto  del dr Crowley rimane vero.

Trentotto anni dopo un elicottero della polizia di stato del Maryland,è intervenuto sul suo primo paziente a Falls Road,

nella contea di Baltimora, permettendo di portare il traumatizzato ed il medico in ospedale, nel più breve tempo possibile.

Questo sforzo, ci ha permesso di passare dal "caricare e andare" a "rimanere e trattare", ritornando poi al “carica e vai”.

L'ideale livello di medicina di strada contro il tempo, rimane quello speso sulla scena. Il tempo dedicato alla scena cambia ogni anno, con l’avvento di nuovi strumenti e con le tecniche, ma soprattutto in base a validi risultati di studio.

Il nostro lavoro in EMS è triplice:

1) raggiungere rapidamente il paziente,

2) gestire ciò che si è in grado di correggere,

3) trasportare rapidamente il paziente verso l’ospedale più idoneo.

Tutto ciò che possiamo fare, per cercare di comprimere ciascuno di questi periodi di tempo, è positivo per il paziente. Aver chiaro questo concetto, nel paziente traumatizzato, ci permetterà di offrirgli le migliori opportunità.

 

A 12 Minuti

 

La paziente è in stato di incoscienza e di non risponde quando il medico giunge sul luogo dell’evento.

La testa ciondolante da un lato, presenta la presenza di schiuma mista a sangue che fuoriesce dalla bocca, con un respiro superficiale.

Durante l’approccio alla signora, un soccorritore cerca di liberare le vie aeree, mentre il medico porta la sua testa in allineamento neutro. La paziente presenta chiusura serrata della bocca ed evidenti fratture facciali, Sia l’intubazione orofaringea (OPA) che quella a carico del cavo nasofaringeo (NPA) sono fuori discussione. Lavorando insieme, i membri dell’équipe adottano una ventilazione con maschera con pallone e valvola, aspirazione e pressione cricoidea per ottimizzare l’ossigenazione e la ventilazione.

Al LOC: incosciente; smorfia alla palpazione sternale con un gemito occasionale; GCS 6.

Vie Aeree: compromissione dalla mascella con trisma stretto, gag reflex poco presenti, sangue in bocca.

Respirazione: rapida e superficiale; presenza di liquido spumoso misto a sangue;  suoni respiratori presenti sulla destra e leggermente diminuiti a sinistra; crepitii sulla sinistra.

Circolazione: radiale impulso forte, regolare, rapido, senza gravi emorragie esterne evidenti. Segni vitali: FC 144, FR 42, PA 112/62, SaO2 85%.

 

Si tratta di un problema di perfusione tessutale

Ho usato il termine "gestione delle vie aeree", ma le parole sembrano implicare che il nostro lavoro è svolto con successo quando abbiamo ottenuto il passaggio di aria attraverso la glottide e verso i polmoni. In realtà si tratta di  "gestione della respirazione". Sì, questo è tutto; garantire un passaggio di aria, garantire l’ingresso e l’uscita dell’aria nei polmoni, oppure no, non lo si garantisce.

Per il momento, il medico ha risolto il problema della perfusione tessutale con l’unico metodo applicabile su quel tipo di trauma, su una strada.

Come si relazionano la “Golden Hour” e la necessità di “gestire la respirazione”?

Senza una prudente gestione di entrambi, non riusciremo a salvare il nostro paziente. Quasi ogni manovra salvavita, eseguita sulla scena, ha a che fare con il mantenimento o il ripristino della perfusione cellulare

L'AED consente al cuore di tornare a un ritmo di perfusione. Permettere al paziente di shock di respirare correttamente, tamponare le emorragie, comprimere il torace e bloccare un lembo costale, decomprimere un pnx iperteso, sono tutte manovre svolte affinché al nostro paziente venga garantita un’adeguata perfusione cellulare, fino all’arrivo in sala operatoria. Un miglioramento della saturimetria, ci porterà ad ottenere un miglioramento perfusivo.

Quindi, in questo campo, l'onere della responsabilità è su di noi soccorritori.

Con il soggetto critico, malato o ferito che sia, dobbiamo imparare a guardare la scena con occhio clinico, dobbiamo saper valutare:

  • Esiste, in questo caso, una procedura per migliorare la perfusione?
  • Deve essere messa in atto adesso?

L’intubazione preospedaliera è una buona cosa, ma tutti abbiamo letto e dibattuto sul fatto che non dovrebbe essere effettuata da personale non medico. Personale sempre più presente sui mezzi di soccorso.

L’intubazione assicura le vie aeree dei nostri pazienti, permettendoci di ossigenarli e ventilarli adeguatamente, di solito con una manovra rapida e sicura.

Eppure, sul campo può rivelarsi un’azione negativa: ogni qual volta essa si dimostra difficoltosa, o effettuata da personale non esperto, inevitabilmente porta il nostro paziente ad uno stato di ipossia maggiore di quello di partenza.

Talvolta non si è in grado di mantenere una corretta gestione post-intubazione, con dislocazione del tubo e/o cattiva gestione del’impianto di ventilazione, ancora una volta con il risultato di una scarsa ossigenazione e ventilazione con conseguente ipoperfusione cellulare.

I principali motivi che inducono all’intubazione preospedaliera sono 3:

1) stabilire e mantenere la pervietà delle vie aeree,

2) normalizzare l'ossigenazione,

3) stabilire un’opportuna ventilazione.

Sebbene così descritto, l’intubazione sul campo possa sembrare una cosa positiva per il paziente, non sempre è così!

Quindi, quando è necessario intubare il paziente?

Quando si è certi di ottenere un miglioramento del suo stato di perfusione o quando bisogna gioco-forza rallentarne il deterioramento.

Avete necessità di intubare sulla scena o durante il trasporto?

 

In entrambe i casi è necessario prendere in considerazione alcuni fattori:

Quanto e come è malato il vostro paziente?

Siete abilitati alla gestione avanzata delle vie aeree?

Qual è il livello di saturazione di ossigeno del paziente?

Riusciamo a gestirlo adeguatamente ventilandolo in maschera? Sopravvivrà al trasporto, se non intubato?

Quali sono i vostri tempi di trasporto?

Se il tempo necessario sulla scena è maggiore del tempo di trasporto, vale la pena di intubarlo?

Un buon BLS, con un trasporto rapido, può essere una soluzione accettabile?

Siete abilitati a intubare, qual è la vostra esperienza per questa tecnica?

Avete le risorse e le competenze necessarie?

Stai per prendere decisioni con la testa o il con il tuo ego?

Se il paziente giunge all'ospedale di riferimento, con una saturazione di 96%, senza insufflazione gastrica e un tubo endotracheale, sei un eroe della gestione perfusionale.

Diversamente, se hai speso più di 20 minuti sulla scena, scavando nella gola del paziente, ripetendo infruttuosi tentativi di intubazione e lasciando precipitare la saturazione all’85%, è necessario fermarsi un momento a discutere:

Bisogna fare sempre solo ciò che è meglio per il nostro paziente, spiega il direttore dell’aeronautica dello stato del Maryland,

Douglas Floccare, MD, e non gli si può andare storto!

Che cosa succede se si tratta di un’intubazione difficile?

Alcuni suoi colleghi direbbero che la difficoltà è tipica dell’intubazione, e che un’intubazione facile è un dono.

E’ d’accordo, siamo tutti convinti che il non veder passare il tubo attraverso le corde vocali non sempre è possibile, e che pertanto si è coniato il detto "intubazione difficile”, ma gli studi sull’intubazione difficile, sono stati tutti svolti nelle sale operatorie o nelle unità di terapia intensiva, e con essi anche la risoluzione delle varie difficoltà.

In un  buon numero di studi effettuati sull’intubazione territoriale, questa perde moltissimi punti nel confronto con quella ospedaliera: molti pazienti avevano subito un’intubazione esofagea con conseguente diminuzione della perfusione tessutale e distensione gastrica.

Fintanto che gli studi di applicabilità non si contreranno solo sull’intubazione extraospedaliera,bisogna affidarsi ai quei pochi confronti fin qui effettuati; che rivelano povertà di tecnica correlata a povertà di efficacia. A tutto ciò bisogna aggiungere anche una scarsità di strumenti, di esperienza da aprte degli esecutori e le condizioni, spesso avverse nelle quali ci si trova ad operare.

Quali e quanti di questi fattori incidono negativamente sulla stabilizzazione della perfusione del nostro paziente?

 

32 Minuti

La paziente è stata liberata dalle lamiere dell’auto e l’elicottero può decollare verso l’ospedale di riferimento.

Sono necessari 42 minuti di volo per raggiungere l’ospedale della contea e 18 minuti per il più vicino trauma center, la scelta appare facile, ma la signora si dimostrava estremamente combattiva, tanto che l’equipaggio ha avuto non poche difficoltà ad immobilizzarla sulla tavola spinale.

Infatti, come risulta dal verbale di soccorso, quella che doveva essere una scelta facile, non si è rivelata tale per l’equipaggio,la paziente ha lottato con l’equipaggio finché un paramedico non è stato in grado di incannularle una vema con un ago  18 G sulla mano e somministrandole lidocaina , stomidate e succinilcolina in piccoli boli.

A questo punto è stato possibile eseguire un’intubazione con GLIDE SCOPE, laringoscopio a fibre ottiche con schermo di scopia, con chiara visione delle corde vocali al primo tentativo. Ciò fatto, la saturazione è salita a 98% con una EtCO2 di 35.

A questo punto è stata fissata a bordo dell’aeromobile, e ventilata al fine di mantenere un’adeguata perfusione di ossigeno ed una corretta concentrazione di EtCO2.

Rispetto a tutto ciò, io mi sento un dinosauro, guardo a tutto ciò che sono le nuove tecnologie con un occhio sospettoso, non concepisco il motivo di cambiare, solo per il gusto del cambiamento.

Ad esempio solo recentemente ho comprato un telefono cellulare palmare, scoprendo tutto ciò che mi ero negato fino ad oggi, ed è stato sorprendente!

La prima volta che ho visto un video laringoscopio, mi sono sentito esattamente come quando per la prima volta ho preso in mano il mio palmare….

Perché spendere un sacco di soldi per un apparecchio telefonico che fa anche le fotografie, quando ho una bellissima macchina fotografica? Ho sempre intubato con il mio laringoscopio metallico, perché dovrei cambiarlo proprio ora?

Tuttavia, dopo aver utilizzato questo nuovo dispositivo ne ho capito la ragione: perché, come detto all’inizio, devo lavorare per il bene del mio paziente, perché è il modo migliore per fornirgli le cure di cui necessita, il metodo più veloce di visualizzazione della glottide, ed una maggior sicurezza nella verifica dell’esatta collocazione del tubo.

Rette o curve che siano, le lame del laringoscopio sono progettate per spostare le parti molli delle prime vie aeree permettendo così una corretta visualizzazione della glottide, spesso ottenuta anche con una manipolazione dell’asse testa/collo, inoltre, lo spostamento della lingua, il contatto diretto con i denti e le strutture laringee, spesso possono recare delle lesioni al nostro paziente.

> A differenza delle classiche lame laringoscopiche, quello del video laringoscopio hanno una forma corrispondente all’anatomia laringea, l’angolo acuto della punta della lama le permette di seguire l’anatomia del paziente per meglio visualizzare la glottide.

Molteplici studi hanno rilevato che per il sollevamento della glottide è necessaria una forza che va dalle 20 alle 40 libbre, e che per la frattura di un dente è sufficiente una forza pari a 45 libbre

La mia esperienza personale, mi ha insegnato che con la video laringoscopia la forza necessaria è di molto inferiore, per questo motivo ho iniziato ad effettuare una serie di studi in merito che confermassero questa mia teoria.

Se ti sei trovato a fallire un’intubazione perché per visualizzare le corde vocali del paziente ti sei dovuto mettere, almeno una volta, con il ventre a terra, sicuramente apprezzerai la video laringoscopia! La lama entra nella bocca del paziente e il video monitor è posizionato in modo da permetterti di vedere il percorso che sta facendo. Questo rende più facile la visualizzazione anche in movimento, sia che vi troviate in ambulanza, sia che vi troviate su un elicottero. Questo perciò vi permetterà di restringere i tempi sulla scena, e di effettuare le manovre per garantire una buona perfusione tessutale durante il trasporto. L'immagine sul monitor è più grande della vista offerta dalla visualizzazione diretta. Il dettaglio fornito è chiare sullo schermo e consente di identificare in maniera veloce e certa i punti di riferimento.

Quindi quale il ruolo della video laringoscopia nelle emergenze extra ospedaliere? Ci vorrà ancora del tempo, ma essa diventerà uno standard di cura, proprio come l’utilizzo degli AED o dei monitor a 12 derivazioni.

Quando dei nostri colleghi ci diranno ancora di aver perso del tempo prezioso, sdraiati a terra in casa di cura o mentre cercavano di sostituire una lampadina su una lama metallica acasa di qualche paziente?

A 65 minuti

L'aeromobile atterra su tetto dell’ospedale ed i suoi rotori rallentano fino a fermarsi. La paziente viene spostata su una barella quindi portata in ascensore e di lì in una stanza per la gestione del trauma.

Il trauma team è già con camice, guanti e mascherina, pronto ad accoglierla sul lettino operatorio.

In 65 minuti la nostra paziente incontra il suo chirurgo!

Conclusione

Perché i video laringoscopi entrino a far parte del mondo dell’emergenza extra ospedaliera ci vuole ancora del tempo, è necesaqrio un cambiamento pragmatico del modo di pensare.

Cliff Boehm, medico, ha frequentano un corso per perfusionista ed è assistente del professore di trauma-anestesiologia dello shock trauma center del Maryland, professor R Adams Cowley, egli descrive come nel suo reparto si siano sempre utilizzati laringoscopi con lame metalliche o maschere laringee, ma che solo ora si sono accorti di aver sempre lavorato praticamente senza avere un campo visivo.

Boehm aggiunge che quando la video laringoscopia apparve per la prima volta come uno strumento di anestesia, nel suo dipartimento, la tecnica “col monitor” veniva utilizzata solo dopo il fallimento di tutte le altre tecniche fino ad allora in uso.

Ora, lui e i suoi colleghi utilizzano di routine il GlideScope come unità di prima scelta e non più solo come strumento di ripiego.

Siccome la video laringoscopia continua ad evolversi, mi piacerebbe poter vedere la capacità di un video laringoscopio di registrare le immagini relative ad un’ostruzione, vorrei poter presto vedere le fotocamere di questi laringoscopi presenti ed utilizzati negli stand dimostrativi, vorrei poter vederne gli effetti riportati sui monitor multifunzione, per meglio poter controllare le funzioni vitali. Meglio ancora, forse, vorrei che questi dati potessero essere trasmessi ai nostri capi, a quelli che non sono sulla strada come noi, o ancora sui nostri occhiali protettivi, così che possiamo contemporaneamente visualizzare la glottide, vedere la saturazione e l’attività cardiaca del nostro paziente.

Viviamo in un tempo incredibilmente emozionante nella storia, specialmente in medicina: chirurgia robotica, interventi STEMI, chirurgia laparoscopica e una moltitudine di altri strumenti e le procedure si sviluppano e si modificano ogni settimana. La video laringoscopia è una di loro. E 'un grande strumento per noi in medicina, ed è uno strumento importante per i nostri pazienti. Anche se non sono pronti a mettere il mio Mac 4 O 3 Miller su eBay, non vedo l'ora di vedere cosa ci attende.

Charlie Eisele, BS, NREMT-P, è un supervisore delle operazioni di volo e di volo paramedico per la polizia di stato del Maryland, Comando Aviazione. Egli è stato un istruttore di sistemi di gestione ambientale e tecniche di salvataggio per più di 25 anni

E’ inoltre co-sviluppatore del programma Advanced Airway offerto ogni anno a SME Oggi.

Ti è mai capitato di accusare qualche dolore al ginocchio, durante le operazioni di soccorso o anche nella vita quotidiana?

Cerchiamo di capire perché!

Il ginocchio è un’articolazione formata da 3 ossa (femore, tibia e rotula), una capsula, quattro legamenti, due menischi e cartilagine. Su questa articolazione grava la maggior parte del peso corporeo in ogni fase del movimento.

Tutto ciò rende il ginocchio una zona molto sollecitata durante i movimenti e solo un corretto equilibrio funzionale degli stabilizzatori attivi muscolari e passivi capsulo-legamentosi può garantire la forza, la stabilità e la mobilità necessarie a svolgere correttamente le attività della vita quotidiana nella persona comune e le azioni di sollevamento per il soccorritore. La corretta funzionalità del ginocchio si ottiene quando gli stabilizzatori passivi non presentano alterazioni e quelli attivi possiedono il necessario grado di forza-resistente in relazione al peso corporeo,permettendo così all’articolazione di ammortizzare al meglio gli stress a cui viene sottoposta, soprattutto nelle azione di sollevamento dei presidi.

Nelle attività lavorative svolte dal soccorritore accade spesso che i movimenti conducano più verso un aumento della rigidità che verso l’allungamento. Ciò perché molti movimenti che il soccorritore si trova a dover affrontare prevedono una continua flessione del ginocchio con un peso da sollevare e alcune volte prevedono il mantenimento della posizione accovacciati a terra costringendo il ginocchio a mantenersi in una posizione di massima flessione che va a comprimere tutte le strutture articolari

L’articolazione del ginocchio consente un movimento attivo di circa 135°/140° in flessione con estensione a 0°. Durante la marcia si realizza un arco di movimento che va da 0° a 67°. Nel salire e scendere le scale (considerando un gradino standard in altezza) si passa da 0° a 90°, mentre nel gesto di sedere il range è variabile ed approssimativamente tra 0° - 90°.

La flessione dipende anche dalla massa corporea e dall'abitudine che uno ha ad usare il ginocchio, solitamente lavora benissimo tra i 10 ° e 90°, definito arco di movimento essenziale. I piegamenti sulle gambe oltre i 90° provano un sovraccarico crescente alle strutture legamentose, tendinee e meniscali. Anche se eseguito in modo corretto, un piegamento oltre il 90° provoca comunque un piccolo sovraccarico che viene amplificato se dobbiamo sollevare dei pesi. Per garantire una posizione di stabilità e un lavoro muscolare ottimale, il ginocchio deve sempre mantenere la linea del piede, evitando traslazioni laterali o sovraccarichi ai tendini. Se il ginocchio viene spinto eccessivamente in avanti si verifica una minor attivazione muscolare con conseguente caricare del peso corporeo sull’articolazione. Maggior attivazione muscolare dei muscoli della coscia significa minor carico articolare, soprattutto durante sollevamenti pesanti.

I muscoli del ginocchio quindi lo proteggono provvedendo alla stabilità dinamica dell’articolazione in supporto al sistema di stabilizzazione statica. La funzione più importante dei muscoli della coscia e del ginocchio è l’assorbimento delle forze di carico generate durante le attività atletiche e le attività giornaliere provvedendo a ridurre lo stress applicato sulle superfici articolari di carico, sui menischi e legamenti. Ecco perché la mancanza di allenamento muscolare può creare situazioni favorevoli all’incremento della rigidità e soprattutto può essere causa di traumi diretti o indiretti dell’articolazione. L’esecuzione di movimenti in carico e azioni complesse come quelli che si trova a dover affrontare il soccorritore quando solleva e trasporta i presidi, se svolte in mancanza di una giusta preparazione possono infatti essere causa di microtraumi che nel tempo causano lesioni più o meno gravi a legamenti, menischi, tendiniti o cartilagini I microtraumi nel tempo se non curati possono trasformarsi in tendinopatia o in casi più complicati in artrosi del ginocchio. Ovviamente oltre a traumi a lungo termine, un’esecuzione scorretta dei movimenti può essere causa di traumi acuti come distorsioni.

Il dolore al ginocchio, tecnicamente definito ''gonalgia'', può essere causato da molteplici fattori, che vanno studiati sia dal punto di vista anamnestico (cioè chiedendo al paziente diverse informazioni) sia clinicamente.

Ecco alcuni esempi:  (per scheda dettagliata richiederla a: info@rescueacademy.it)

  1. Artrosi del ginocchio: una patologia cronica ed evolutiva che colpisce un gran numero di persone. Consiste in alterazioni della cartilagine del ginocchio che secondariamente coinvolge, modificandole, strutture come la sinovia e la capsula. Attività lavorative in carico o vizi posturali posso facilitare nel tempo la comparsa dell’artrosi.
  2. Distorsioni del ginocchio: l’articolazione a causa di forze trasversali o movimenti scorretti fatti in modo veloce esce dalla sua sede e questo può provocare gravi danni a legamenti o menischi.
  3. Tendinite: è l'infiammazione, acuta o cronica, di uno dei tendini del ginocchio. I tendini del ginocchio più comunemente colpiti da tendinite sono tre: il tendine rotuleo, il tendine del quadricipite e il tendine polipteo. In funzione di quale dei tre viene colpito, si parlerà di tendinite. Attività lavorative come quella del soccorritore che implica una continuo e ripetuto sovraccarico all’articolazione favorisce l’insorgere di traumi e infiammazioni croniche dei tendini interessati.

Il soccorritore deve cercare di prevenire queste patologie e prendersi cura delle propria ginocchia. Per fare queste consigliamo queste semplici regole:

  • Eseguire i movimenti in modo corretto (se la gravità della situazione e della scena lo permettono). Il ginocchio non deve mai superare la punta del piedi durante il sollevamento e il peso del corpo deve essere ben saldo sui talloni. Lavorare con il tallone sollevato durante le azioni di sollevamento rischia di provocare instabilità al movimento e sovraccarico tendineo del ginocchio.
  • Se si è costretti a mantenere la posizione accovacciata per molto tempo a causa di spazi stretti o condizioni particolari del paziente, si consiglia per quanto possibile di cambiare posizione spesso per muovere l’articolazione più possibile evitando di comprimere per molto tempo le strutture intra-articolari.
  • È responsabilità del soccorritore mantenere i muscoli allenati il minimo necessario per compiere le azioni di sollevamento e trasporto dei presidi senza gravare sull’articolazione.
  • Se il soccorritore soffre già di dolori al ginocchio o ha subito traumi diretti, è consigliato rivolgersi subito ad uno specialista per cercare di capire la causa del dolore e trovare soluzione immediata per evitare che la situazione peggiori. Ignorare un dolore, soprattutto al ginocchio, non fa altro che aumentare il rischio di improvvisi traumi diretti al ginocchio durante le azioni di soccorso a causa dei ripetuti sovraccarichi che l’articolazione malata non riesce piu a gestire. A rischio c’è la saluta del paziente, del collega e del soccorritore stesso.
  • Se già c’ è un limite funzionale nella flessione del ginocchio a causa di interventi chirurgici passati o danni alla cartilagine o il soccorritore presenta dolori al ginocchio ma si trova comunque a dover affrontare sollevamento di presidi, come la barella, consigliamo per prima cosa di posizionarsi nel lato meno pesante ( nel caso della barella, ai piedi del paziente) e in secondo luogo provare ad effettuare il movimento con un piedi avanti della gamba priva di dolore e piede dietro del ginocchio dolorante per cercare di sfruttare di piu la forza della gamba sana.

Per prevenire queste situazioni consigliamo questi semplici esercizi di rinforzo e stretching che aiutano il soccorritore a mantenere l’articolazione sana e la muscolatura forte.

ESERCIZI DI RINFORZO   (per scheda dettagliata richiederla a: info@rescueacademy.it)

Aiutano a recuperare e mantenere la forza muscolare di tutta la gamba, in particolare del muscolo della coscia per limitare il carico sull’articolazione del ginocchio.

Contrarre il muscolo della coscia, piede a martello, alzare e abbassare lentamente la gamba come nella foto 15 volte. Ripetere tre serie con pausa di un minuto

Contro il muro, simulare la posizione della sedia. Mantenere la posizione per almeno 10 secondi, peso del corpo sul tallone. Schiena sempre dritta. Ripetere tre volte.

Squat: piegamento sulle gambe. Peso del corpo sul tallone e ginocchio sempre in linea con il piede. Cerca di simulare il sollevamento con la barella. 10 ripetizioni per tre volte con pausa di un minuto. Per chi presenta già patologie al ginocchio, consultare uno specialista prima di eseguire l’allenamento.

Affondi: piedi sempre larghi, piego lentamente entrambe le gambe a 90à e risalgo. Ripetere 5 volte per lato per tre serie con riposo di un minuto. Esercizio più faticoso e consigliato per chi già ha una preparazione fisica di base. Sconsigliato per chi ha patologie già riscontrate.

 

ESERCIZI DI STRETCHING

Aiutano a recuperare o mantenere l’elasticità muscolare dopo le giornate di lavoro o sforzi eccessivi per aiutare le articolazioni a lavorare in modo corretto.

Distendere la gamba in alto con piedi a martello e mantenere la posizione per 30 secondi sostenendo la gamba con le mani.

Seduti gambe tese. prendere con le mani la punta del piede o se il soggetto è rigido le caviglie. Mantenere la posizione per 30 secondi.

Seduti gambe tese e divaricate. Appoggiare le mani più lontano possibile e mantenere la posizione per 30 secondi.

 

Piede su uno scalino, gamba tesa. Prendere con la mano corrispondente la punta del piede o se il soggetto è rigido la caviglia. Mantenere per 30 secondi.

 

Rescue Academy, organizza in Vostra sede una giornata di approfondimento alle Mobilitazione dei Carichi e alla Gestione del Dolore:

5.1 MOBILITAZIONE DEI CARICHI PER SOCCORRITORI DELLA 3° ETA’ E NON SOLO

Bibliografia:

  • “Traumatologia dello sport” A. Ferrario, G. Battista Monti, G. Jelmoni, Edi-ermes 2005
  • “Preparazione atletica e riabilitazione” D. Carli, S. Di Giacomo, Edizioni medico scientifiche, 2013
Formatore Rescue Academy
Alexandro Stecchezzini
Telefono +39 389 23 48 119
Email: info@rescueacademy.it
Skype: rescueformazione (alexstecchezzini)

Rescue Academy, grazie a i suoi professionisti, ha redatto questo documento dove mette in  evidenza alcuni metodi non invasivi per la mobilitazione del paziente pediatrico.

 

Fino ad oggi il trauma, come ormai noto, costituisce nell’età pediatrica la prima causa di morte. In particolare il trauma cranico risulta ancor oggi prevalente rispetto ai traumi addominali. Un bambino sottoposto a sollecitazioni provocate in ogni suo distretto corporeo da energie cinetiche uguali a quelle cui è sottoposto un adulto subirà lesioni quantitative e/o qualitative più importanti.

Peraltro l’apparato locomotore più elastico porta a minori fratture rispetto all’adulto; da questo ne consegue che in presenza di fratture di un bambino la quantità di energia in gioco è stata molto elevata e questo ci deve far porre ulteriore attenzione su probabili lesioni interne.

Questo testo non vuole enfatizzare le diversità anatomiche e fisiopatologiche adulto /bambino, ma porre l’attenzione sulle tecniche di mobilizzazione di questi pazienti fino al loro corretto posizionamento su presidi a loro dedicati, ancora oggi non del tutto codificate come avviene per esempio nel paziente adulto.

BAMBINO ALLOGGIATO NELL’APPOSITO DISPOSITIVO DI RITENUTA IN AUTO :

Con l’entrata in vigore dal 14 Aprile 2006 del Decreto Legislativo 13 marzo 2006 n° 150, modifica dell’articolo 172, del Codice della strada, si disciplina “l’uso della cintura di sicurezza e dei SISTEMI DI RITENUTA PER BAMBINI “.

Tale decreto recita inoltre che i dispositivi di ritenuta devono obbligatoriamente essere utilizzati dalla nascita fino ai 18 kg avvalendosi di appositi seggiolini (sistemi di ritenuta) e oltre questo peso fino ai 36 kg adoperando adattatori (da porre sotto la seduta del bambino).

Da questo si può facilmente dedurre che statisticamente un soccorritore può dover intervenire su un bambino e mettere in atto una serie di manovre per garantire la prevenzione di danni secondari (da trasporto o mobilizzazione) al paziente stesso.

L’approccio consigliato per il personale soccorritore  (una volta valutato l’ A-B-C-D-E del paziente, attenendosi scrupolosamente alle indicazioni poste in essere da protocolli emergenza/urgenza territoriali), non dimenticare sempre il fattore F.

L’approccio al paziente deve essere svolto avvalendosi delle nozioni dedicate e, come prima cosa, si deve provvedere alla gestione della testa del piccolo dato che come è ben noto è l’unico distretto corporeo che in caso di collisione è libero di muoversi e quindi viene classificato come compromesso. L’immobilizzazione verrà garantita “manualmente”, cercando cioè di colmare lo spazio fra tale distretto anatomico e il sedile con le proprie mani, in modo da ridurre ogni possibile movimento del capo durante le fasi di spostamento.

Nel caso in cui il paziente presenti una conformazione anatomica (patologica o fisiologica) idonea al suo posizionamento e sia in grado di sopportarlo, il collare cervicale va utilizzato (e consigliato nessun collare sotto l’anno di età ma attenetevi alle vostra formazione regionale).

In questa fase i soccorritori provvederanno con le dovute precauzioni a mantenere ben salde le cinture di sicurezza già indossate, per poi afferrare modo saldo e preciso il paziente, prima di toglierle, afferrandolo con due mani ciascuno per un lato.

Una volta usciti dal veicolo con il seggiolino fare attenzione a non modificare l’inclinazione del piccolo paziente fino a quando non sarà necessario per il posizionamento sul presidio per evitare di sollecitare il rachide cervicale e prevenire lo scivolamento delle faccette vertebrali (sarà impossibile, ma proviamoci!).

Il primo soccorritore, con le mani a “C” dovrà afferrare e stabilizzare da sopra la testa la parte superiore del torace e il capo, posizionando, senza premere eccessivamente, il pollice sulle clavicole e palmo e dita in modo da sostenere le scapole, la parte del dorso e la regione che va dalla radice del collo alla spalla, avendo cura di bloccare la testa del paziente con i polsi  per un corretto allineamento del rachide cervicale cercando di limitare il più possibile movimenti di torsione, inclinazioni antero-posteriori, e laterali; inutile dire che orologi e altre cose non ci devono essere.

Successivamente un soccorritore si occuperà di slacciare (tagliare) tutte le cinture, assicurandosi così di aver svincolato il paziente, e solo a questo punto potrà entrare, con una mano, nello spazio compreso fra la parte lombo-sacrale del bambino e il seggiolino, mentre l’altra mano dovrà porla sulla parte superiore del “bacino-anche-pelvi”, facendo attenzione a non comprimerlo (in questo momento sarà anche possibile eventualmente apprezzare movimenti o condizioni anomale di tale distretto).

Una volta che si è assicurato di aver posto le mani in posizione “a conchiglia” pinzando con il pollice, senza creare pressione eccessiva, la “cresta” del paziente, ci si coordina con l’altro soccorritore ed eventualmente una terza persona, non necessariamente un soccorritore, per la manovra di scivolamento del paziente sul presidio e la rimozione del seggiolino.

In questa fase come sempre si ribadisce l’importanza degli operatori di porsi l’uno di fronte all’altro per potersi capire e comprendere le operazioni che stanno svolgendo, oltre che a monitorare entrambi, visivamente, le condizioni del paziente, per poi posizionarlo in modo corretto sul presidio a vostra disposizione (con cinghie aperte) e di togliere il seggiolino, inclinandolo, permettendo con un movimento simultaneo lo “scivolamento” regolarizzato con la manovra di “Lift and Slide” controllando il piccolo paziente fino al posizionamento corretto.

Dal “ seggiolino “….al suo posizionamento sul presidio a vostra disposizione

PROCEDURA CONSIGLIATA :

  1. Valutare la sicurezza della scena ;
  2. Raggiungere il seggiolino del bambino ;
  3. Valutare A-B-C-D-E (seguendo protocolli emergenza/urgenza territoriali), se è possibile mettere il collare cervicale.
  4. Collocare “mani” o “riempitivi” intorno al capo del bambino da (spalla a spalla) mantenendoli ben saldi con le mani e assicurarsi che le cinture del seggiolino siano ben salde al bambino. Se necessario tenderle;
  5. Afferrare in due soccorritori entrambe i lati del seggiolino ed estrarlo dal veicolo. se disponibile un terzo, i due operatori mantengono il bambino;
  6. Collocare il seggiolino sulla parte inferiore (lato piedi) del presidio a vostra disposizione
  7. Inclinare il seggiolino fino a far poggiare lo schienale sulla presidi di immobilizzazione
  8. Il soccorritore che si trova alle spalle del bambino entra con una mano tra il sedile e la spalla/dorso afferrandolo con la mano a “C”
  9. Un soccorritore dovrà entrare con una mano nello spazio compreso fra il sedile e la parte lombo-sacrale del bambino , ponendo poi l’altra sulla parte superiore “ bacino-anche-pelvi “Attenzione all’inarco del paziente… !
  10. A questo punto un soccorritore si occuperà di slacciare /tagliare le cinture del seggiolino
  11. Adesso il soccorritore di fronte al bambino impartirà l’ordine per far togliere il seggiolino permettendo grazie alla manovra “Lift and Slide” di adagiarlo sul presidio a vostra disposizione

 

ATTENZIONE: QUESTI CONTENUTI, DEVONO ESSERE SVOLTI SOLO DOPO UNA FASE CONOSCITIVA SULLE ESIGENZE PEDIATRICHE E CON IL SUPPORTO DI SPECIALISTI.

La formazione dedicata a queste manovre la potete trovare all'interno del nostro corso:

2.1 GESTIONE DEL TRAUMA NEL PAZIENTE PEDIATRICO

Formatore Rescue Academy
Alexandro Stecchezzini
Telefono +39 389 23 48 119
Email: info@rescueacademy.it
Skype: rescueformazione (alexstecchezzini)

Offerta -Scadenza 30 Settembre 2017

L'ADESIONE ALL'OFFERTA CON IL 50% DI SCONTO, DEVE ESSERE CONFERMATA ENTRO E NON OLTRE IL 31 LUGLIO.

Buon giorno, volevamo proporle un PROGETTO FORMATIVO con 3 giornate da 6/8 ore dedicate ai Vostri soccorritori.

LE GIORNATE SONO IN DATE SEPARATE NON DI SEGUITO, POTETE SCEGLIERE LE DATE CHE PER LA VOSTRA ASSOCIAZIONE O COLLEGHI VI SONO PIU' CONGENIALI. LA MAGGIOR PARTE DEI CORSI POTREBBE ESSERE SVOLTA A REGGIO EMILIA AL RAGGIUNGIMENTO DI 6 PARTECIPANTI.

I contenuti che vorremmo proporvi, sono dedicati e studiati sulle esigenze che presentano più difficoltà per un SOCCORSO TECNICO, svolto da Soccorritori Volontari e Professionisti.

Le caratteristiche di come vengono svolte le nostre giornate di CONSOLIDAMENTO alle VOSTRE CONOSENZE, sono descritte qui: http://associazionerescueacademy.it/chi-siamo/

1.4 CORRETTE APPLICAZIONE DELLE MANOVRE DI ESTRICAZIONE NELLA GESTIONE DEL TRAUMA

Questa giornata punta ad approfondire l’estricazione avendo come obiettivo quello di acquisire delle tecniche e procedure operative all’uso dei presidi dedicati alla gestione del paziente o dei pazienti “incarcerati” in veicoli e in luoghi confinati.

http://associazionerescueacademy.it/corsi/1-4-corrette-applicazione-delle-manovre-di-estricazione-nella-gestione-del-trauma/

2.2 GESTIONE DEGLI ASPETTI RELAZIONALI NELL'APPROCCIO E AL TRASPORTO DEL PAZIENTE PEDIATRICO

Rescue Academy ha dedicato molto al paziente pediatrico. La giornata si prefigge di approfondire la conoscenza dei principi di immobilizzazione del paziente Pediatrico vittima di trauma ma soprattutto il modo comportamentale che il soccorritore deve avere con i genitori.

http://associazionerescueacademy.it/corsi/498-2/

3.3 GESTIONE AVANZATA DEL SOCCORSO IN AMBIENTE SAR

Con questo modulo formativo prevede di aumentare la manualità ai Soccorritori/Tecnici come:

- Volontari di Protezione Civile,

- Vigili del fuoco Discontinui,

- Volontari di Pubbliche Assistenze,

- Volontari Soccorso Montano,

proponendo metodologie di intervento dedicate alla gestione e al trasporto di “pericolanti traumatizzati” nei vari scenari di intervento, su piani inclinati, boschivi, instabili, macerie, ecc.

http://associazionerescueacademy.it/corsi/3-3-gestione-avanzata-del-soccorso-in-ambiente-sar/

 

OFFERTA ECONOMICA:

Il pacchetto di CONSOLIDAMENTO tutto incluso COMPRENDE.

Spese di VITTO E ALLOGGIO e SPESE DI SPOSTAMENTO (INCLUSE fino a 150 km dalla nostra sede: Reggio Emilia)

 

Il costo a Partecipante (Minimo 6 Partecipanti) è di 85 € (di una sola giornata) per lo svolgimento di tutte e tre le giornate.

Il costo a Persona con spese incluse è di 65 € (compreso delle varie iscrizioni e incartamenti burocratici)

ORGANIZZAZIONE: Le giornate da 6/8 ore possono essere svolte in date fissate e NON MODIFICABILI a piacere in vostra sede. Il MATERIALE per lo SVOLGIMENTO della giornata è quello che utilizzate tutti i giorni sui vostri mezzi, un AULA e un VIDEO PROIETTORE (possiamo portarlo anche noi).

 la GIORNATA formativa, deve essere FISSATA CON DATE PRECISE in un incontro al mese

LE GIORNATE SONO IN DATE SEPARATE NON DI SEGUITO, POTETE SCEGLIERE LE DATE CHE PER LA VOSTRA ASSOCIAZIONE O COLLEGHI VI SONO PIU' CONGENIALI. LA MAGGIOR PARTE DEI CORSI POTREBBE ESSERE SVOLTA A REGGIO EMILIA AL RAGGIUNGIMENTO DI 6 PARTECIPANTI.

Il pagamento dovrà essere ANTICIPATO per ogni data con Bonifico Bancario.

 

Massimo Zucchetti Telefono +39 331 89 17 579

Alexandro Stecchezzini Telefono +39 389 23 48 119

Email: info@rescueacademy.it

Skype: rescueformazione (alexstecchezzini)

Face Book: https://www.facebook.com/associazionerescueacademy/

di Alex Stecchezzini

La Centrale Operativa 118 invia un mezzo di soccorso di base sul luogo di un incidente stradale: è coinvolto un solo veicolo che ha violentemente urtato un palo dell’alta tensione.

I Volontari del Soccorso scendono dalla propria ambulanza e, assicuratisi che non vi siano ulteriori pericoli, si avvicinano all’auto.

All’interno vi è un paziente che urla di dolore: ha gli arti inferiori piegati ed incastrati tra il  cruscotto ed il volante.

Il sedile si è avvicinato al piantone dello sterzo ed il paziente non ha spazio per muoversi.

Grida dicendo di non riuscire a liberarsi dal mezzo.

L’estricazione del ferito:

Con il termine estricazione si intende quell’insieme di manovre tecnico-sanitarie che servono per mobilizzare un paziente intrappolato, portandolo fuori dal veicolo, senza provocare ulteriori lesioni che potrebbero aggravare la sua situazione.

Le manovre di estricazione debbono essere condotte in modo da non arrecare danno anche agli operatori sanitari e l’unico modo veramente consolidato e appropriato è stato studiato da Rescue Academy; una giornata dedicata all’estricazione “full day” di 8 ore (http://associazionerescueacademy.it/corsi/1-4-corrette-applicazione-delle-manovre-di-estricazione-nella-gestione-del-trauma/).

In letteratura viene fatta una distinzione tra estricazione “cautelativa”, con paziente stabile e non a rischio vita, ed estricazione “rapida” o di emergenza, cioè quando si ha una reale necessità di rimuovere il paziente dal veicolo per presenza di rischio ambientale, con un occhio di riguardo per la propria incolumità personale,  o per l’esecuzione di manovre salva vita.

In quest’ultima categoria troviamo diverse manovre, tra cui spicca per diffusione, rapidità di esecuzione e non necessità di presidi la manovra o presa di Rautek.

Questa manovra a mani nude viene indicata nei libri di testo esclusivamente nei casi di “estrema necessità”.

Nell’esecuzione di questa manovra, l’operatore è estremamente concentrato nel non cagionare ulteriori danni al ferito e può sottovalutare la postura da tenere durante questa particolare operazione.

Analizzando dal punto di vista biomeccanico i movimenti che vengono svolti durante la manovra, ci accorgiamo quanto la postura dell’operatore sia scorretta e possa così sottoporsi al rischio di gravi lesioni della colonna vertebrale, delle articolazioni, dei muscoli e tendini.

Rescue Academy, ha realizzato una giornata dedicata sia all’estricazione ma ha introdotto nuove tecniche studiate per migliorare la postura e la sicurezza sia per l’operatore che per l’ente che lo tutela durante il soccorso. (http://associazionerescueacademy.it/area-salute/)

Entrando nel dettaglio della manovra:

l’operatore afferra il paziente, sempre che sia abbastanza alto da avvolgerlo con le proprie braccia, “salvaguarda” l’allineamento del rachide con la propria testa ed una mano, lo solleva facendosi carico completamente del suo peso, esegue una torsione del busto e, sempre sostenendone interamente il peso, cammina all’indietro per estrarre il paziente dal veicolo.

Dal punto di vista dell’operatore questa torsione viene eseguita, nella maggior parte dei casi, senza il mantenimento fisiologico delle curve della colonna vertebrale, in quanto si ritrova con la colonna in flessione verso il paziente. In molti casi il veicolo non si trova in una posizione confortevole per utilizzare le attenzioni del caso, e questo movimento di (torsione in flessione) provoca una forte e dannosa compressione a livello discale.

E’ evidente che i Soccorritori, non siano sempre in forma o svolgano in modo assiduo esercitazioni o interventi di estricazione da rimanere tonici e fisicamente pronti per svolgere in sicurezza questa manovra, una delle attività di Rescue Academy è quella di organizzare e gestire squadre di soccorso con giornate di “re-training” dove vengono svolte prove pratiche fisiche dedicate alla gestione del dolore del Soccorritore. Cosi da migliorare la loro prestazione e postura con esercizi dedicati.

In ogni operazione che preveda la movimentazione dei carichi (pazienti) si consiglia di rispettare sempre i seguenti principi, al fine di non recare danni alla propria salute:

- Baricentro del corpo vicino al peso da sollevare:

Nel uomo i singoli movimenti dei diversi segmenti articolari si basano sui meccanismi fisici delle leve. Nel corpo umano il segmento osseo è l’asse delle leve, l’articolazione il fulcro, la forza muscolare la potenza, la forza peso e la resistenza.

Quindi minore sarà la distanza dall’articolazione del peso sollevato, minore sarà la forza necessaria a sollevarlo quindi minore il carico discale.

1) Allargare la propria base d’appoggio per dare più equilibrio al corpo;

2) Piegare le gambe per distribuire correttamente il peso del corpo evitando che ricada solo a livello lombare;

3) Mantenere la schiena dritta, ovvero mantenere le curve fisiologiche della colonna per evitare pressioni sbagliate e dannose a livello discale.

Il mantenimento delle curve fisiologiche della colonna permette infatti alle vertebre di rimanere allineate tra loro senza creare pressioni trasversali sul disco che possano provocare una sua spinta all’esterno, generando erniazioni o protrusioni, strappi o stiramenti muscolari.

4) Evitare quando è possibile le torsioni del busto e, se sono necessarie, usare al massimo la contrazione della muscolatura addominale, in grado di togliere un po’ di pressione a livello lombare.

La scienza, gli studi, la tecnologia ma soprattutto gli anni di esperienza hanno permesso a Rescue Academy di realizzare in programma fisiologico ed alimentare dedicato ai soccorritori.

Ideato per facilitare questa operazione d’urgenza, permette di aumentare la messa in sicurezza del nostro paziente e di ridurre in modo esponenziale i danni che con la manovra di Rautek si creano sui pazienti e sugli operatori, proteggendo così anche la loro salute nello svolgimento di una così preziosa attività.

Partendo in posizione di sicurezza, gli operatori anche di piccole dimensioni, o con poca forza muscolare, riescono a sfruttare al meglio le proprie potenzialità fisiche e senza danneggiarsi conoscendo in modo approfondito il presidio che hanno in dotazione (http://associazionerescueacademy.it/area-presidi/).

E’ fondamentale l’uso delle gambe e della muscolatura addominale per evitare che il carico gravi sulla colonna, in particolare durante l’azione di torsione. Le tecniche di esecuzione vengono divulgate da Istruttori Rescue Academy presenti sul territorio, così da fornire all’operatore non solo un ottimo presidio certificato e omologato per l’estricazione, ma anche la conoscenza delle tecniche d’uso per eliminare del tutto lo sforzo muscolare, riducendo i potenziali danni osteo-articolari.

Per la salute dell’operatore diventa basilare muoversi correttamente, conoscere bene il proprio corpo e saper sfruttare i proprio muscoli al meglio, al fine di non sollecitare altre strutture somatiche potenzialmente danneggiabili.

Poniamo alcune domande suggestive:

• Eseguendo la manovra di Rautek, abbiamo garanzie di mantenere la linearità del rachide del paziente durante un movimento di rotazione senza supporti rigidi?

• E durante le altre fasi della manovra?

• Riesco a mantenere il mio dorso in asse?

• Sono in grado di sollevare un paziente, ad esempio di soli 55 Kg, da solo e con la schiena piegata?

• Agisco in sicurezza infilando un braccio, senza poter vedere, tra la schiena del paziente e lo schienale del sedile?

• Camminando all’indietro sulla scena di un incidente stradale (basta una banale pozzanghera per scivolare) posso farmi male ?

• Ma soprattutto: sono sicuro di fare la cosa migliore per il paziente e per me?

Le risposte fanno parte del “know-how, "sapere come" o "competenza" del soccorritore, che Rescue Academy approfondisce con tecniche di consolidamento posturale e tecnico.

Formatore Rescue Academy
Alexandro Stecchezzini
Telefono +39 389 23 48 119
Email: info@rescueacademy.it
Skype: rescueformazione (alexstecchezzini)