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AnafilassiLa gestione dell'emergenza relativa ad una possibile crisi anafilattica a carico di una figura come l'Assistente Bagnante può essere compromessa, oltre che dalle negligenze dei natanti, da piccole "patologie croniche" di cui sono affetti.

Lo shock anafilattico, per esempio, costituisce la più grave espressione clinica di una reazione allergica ed è caratterizzato essenzialmente da ipotensione e difficoltà respiratoria.

Gli agenti più comuni in grado di scatenare una reazione allergica sono alcuni tipi di cibo, farmaci, sostanze inoculate tramite punture o morsi di insetti (in questo caso vero e proprio veleno per l’organismo che viene colpito) e alcune sostanze come ad esempio il lattice. 

In letteratura vengono anche riportati casi, sopratutto nel periodo invernale e in ambienti dove il riciclo dell’aria non è sufficiente, di crisi causate dalla formazione delle "clorammine", che possono causare bronco costrizioni e infiammazioni acute delle alte vie aeree.

Noi approffondiremo:

1) puntura di insetto

2) allergia al cloro (clorammine)

Tratteremo:

2) Farmaci per le emergenze sempre a portata di mano

3) Valutazione e trattamento del paziente con crisi allergica o shock anafilattico
4) Gravidanza e Allergia

Giusto per capire di cosa parliamo, una reazione allergica è definita come una risposta inappropriata e spesso dannosa del sistema immunitario a una sostanza che è normalmente innocua […] chiamata allergene, con una eccessiva produzione di anticorpi specifici, che diventano responsabili della comparsa di fenomeni patologici ogni qual volta la stessa sostanza ripenetra nell’organismo.

Con il termine allergia (sinonimo di atopia, fuori posto in greco), viene indicata la capacità di alcuni individui a sviluppare con facilità manifestazioni di ipersensibilità mentre il termie anafilassi viene utilizzato correntemente per identificarne le manifestazioni sistemiche di maggiore gravità […] caratterizzate dalla  brusca insorgenza di un grave collasso cardiocircolatorio per vasodilatazione  e di una marcata dispnea per edema della laringe e broncospasmo, causando shock anafilattico e asfissia.

È importante capire che la comparsa e la successiva evoluzione del quadro clinico del paziente può variare sia per fattori legati all’agente scatenante, come ad esempio quantità dell’allergene che è entrata nell’organismo, sia per fattori individuali dovuti alla predisposizione genetica o allo stato di salute. A seconda di questi fattori il paziente che ci troveremo davanti avrà un quadro che spazia dalla sensazione di dolore locale dovuta alla puntura con eventuale agitazione fino agli stati più avanzati di shock con alterazioni della coscienza, disturbi respiratori ed emodinamici (svenimenti).

Tornando alle punture d’insetti non sono nulla di straordinario nelle stagioni calde e solitamente guariscono senza alcun problema. Ci sono però persone che reagiscono con un’allergia e una manifestazione cutanea per poi evolversi in un vero e proprio shock anafilattico.

Dove sono state punte si manifestano a volte gravi reazioni locali, altre volte invece si scatenano reazioni generalizzate del corpo così gravi da mettere a repentaglio la vita.

Solitamente, sono le punture delle api domestiche, delle vespe, dei calabroni e dei bombi a scatenare reazioni allergiche e circa il 3 – 4 per cento della popolazione soffre di allergia al veleno d’insetti.

Considerato che le api sopravvivono alla stagione fredda, possono pungere anche nelle giornate invernali soleggiate e temperate. Dopo la puntura, solitamente il pungiglione resta nella pelle abbinato ad un sacchettino che continua a pulsare e pompare veleno all'interno.

La maggior parte delle punture di vespe ha luogo in piena estate e in autunno. Questi insetti praticamente non hanno peli e si riconoscono per il loro caratteristico colore giallo­nero.

Le punture di bombi sono rare e avvengono sopratutto nelle serre in cui le piante vengono fecondate con questi insetti.

I calabroni sono meno aggressivi delle vespe. Si corre il pericolo di essere punti soprattutto in prossimità dei loro nidi.

Come già detto, l’anafilassi riconosciuta può mettere in pericolo la vita ed è quindi importante una valutazione immediata del paziente per determinare:

• stato di coscenza

• la pervietà delle vie respiratorie

• la pressione arteriosa

• Il colorito delle mucose

Tra le priorità del nostro intervento trova posto fondamentale la chiamata d’emergenza, che deve essere fatta in modo preciso e riportando tutte le informazioni acquisite durante la fase di valutazione.

Il trattamento di emergenza nelle situazioni in cui vi è pericolo per la vita stessa del paziente è rappresentato dalla somministrazione di "adrenalina" accompagnata dalla messa in atto degli altri provvedimenti di supporto cardiocircolatorio, svolti da un soccorso avanzato (somministrazione di farmaci quali broncodilatatori e infusione di liquidi per via endovenosa a supporto del sistema cardiocircolatorio).

Questo per sottolineare ulteriormente l’importanza della chiamata d’emergenza per l’attivazione dei mezzi di soccorso e di una adeguata valutazione per stabilire la gravità della situazione.

Per quanto riguarda la valutazione iniziale è opportuno fare una netta distinzione tra sintomi locali, che si manifestano in ugual misura in tutti i soggetti colpiti e sintomi allergici, che si manifestano solo nelle persone che hanno sviluppato una particolare sensibilità al veleno iniettato.

L’intensità delle reazioni allergiche diventa sempre più intensa ogni volta che si incorre in una nuova puntura.

I sintomi locali si manifestano in tutti i soggetti e la loro intensità è proporzionale al numero di punture subite. Nei casi limitati a una o poche punture la reazione è solamente locale, caratterizzata da sintomi generalmente lievi quali:

• prurito ;

• gonfiore;

• dolore bruciante.

allergia-nocciola

Nei rari casi in cui il soggetto viene colpito contemporaneamente da molte punture (parecchie decine), possono manifestarsi sintomi anche gravi indicativi di una reazione tossica, che coinvolge tutto l’organismo, o, nei casi estremi (oltre le 100 punture), portare alla morte.

Se il sito della puntura si trova su uno degli arti, il gonfiore può estendersi a tutto il braccio o a tutta la gamba ed essere accompagnato da gonfiore delle ghiandole linfatiche o febbre. Non è necessario procedere a un trattamento antibiotico, dato che l’effetto antibatterico del veleno previene un’eventuale infezione. Quando si sviluppano gonfiori grotteschi che perdurano per più giorni e che possono essere molto dolorosi, i pazienti spesso si preoccupano.

Più pericolosa, persino letale, può essere una reazione locale a una puntura in bocca o in gola in quanto il gonfiore causato dal veleno può causare ostruzione delle vie aeree.

I sintomi allergici, che si manifestano come già detto in persone predisposte, coinvolgono l’intero organismo indipendentemente dal sito e dal numero di punture/morsi e possono causare shock anafilattico. Questi sintomi comprendono:

  • alterazione cognitive;
  • difficoltà respiratorie;
  • marcato abbassamento della pressione arteriosa;
  • prurito e orticaria generalizzati.

I sintomi dello shock anafilattico compaiono nei minuti successivi alle punture e si affiancano alla reazione locale descritta prima. Si tratta di un evento particolarmente pericoloso: ogni anno in Italia diverse persone muoiono in conseguenza dello shock anafilattico causato dalle punture di insetti (per confronto si pensi che il temutissimo morso di vipera non è quasi mai mortale).

Proprio per il fatto di essere indipendente dalla quantità di veleno iniettato, può succedere che anche una sola puntura scateni uno shock anafilattico che porta a morte in pochi istanti.

Farmaci per le emergenze sempre a portata di mano

Le persone affette da allergia al veleno d’insetti devono, idealmente, portare con sé i farmaci per le emergenze: si ribadisce l’importanza di chiedere al paziente stesso o a chi è con lui se sa, conosce, e può andarci a prendere la sostanza calmante.

Tutti i pazienti con una reazione allergica generalizzata a una puntura di imenottero vengono riforniti dalle autorità mediche di competenza con i dovuti farmaci, che devono portare con se, e accorgimenti nell’eventualità di cosa fare in caso di puntura.

I farmaci per l’auto trattamento comprendono:

– antistaminico ad azione rapida in forma di pastiglie,

– corticosteroidi in forma di pastiglie,

– siringa auto-iniettante per l’adrenalina,

Cosa fare AdrenalinaIl trattamento precoce dello shock anafilattico è molto importante: l’adrenalina è il farmaco salvavita. Sono in commercio fiale preconfezionate con adrenalina predosata e resa resistente al calore: questi preparati sono stabili per 18 mesi atemperatura ambiente. Nei casi a rischio (gravi allergie alimentari o a punture di insetto) i genitori devono concordare con il pediatra l’opportunità di procurare queste fiale. Il pediatra dà indicazioni su quando e come utilizzare la fiala di adrenalina con apposito autoiniettore.La siringa va premuta sulla parte esterna della coscia e, dopo il caratteristico “click” di apertura, va tenuta in sede per almeno 10 secondi per permettere la somministrazione del farmaco. La somministrazione può avvenire anche attraverso gli indumenti. Anche se l’uso di queste siringhe è molto facile, è necessario farsi spiegare dettagliatamente dal pediatra le modalità d’impiego.

 

– per i bambini sotto i 30 kg di peso, siringa auto-iniettante è specifica e, invece delle pastiglie, gocce oppure compresse solubili in acqua.

Le pastiglie non hanno un effetto immediato, per questo vanno assunte subito dopo la puntura se si sa di soffrire di un’allergia al veleno d’insetti, senza aspettare un’eventuale reazione allergica generalizzata.

Il farmaco per le emergenze più importante è l’adrenalina, che è a effetto rapido e valida per tutti i sintomi della reazione allergica. L’iniezione è semplice da praticare e va effettuata non appena si presentano i sintomi di una reazione generalizzata. L’effetto dell’adrenalina dura 15-20 minuti e quindi, anche se i sintomi migliorano è sempre opportuno mantenere un alto livello di guardia rispetto alle condizioni del paziente, valutandone e monitorandone i cambiamenti.

E' in questo momento che devono arrivare i soccorsi e portare il paziente in ambiente protetto, ma questo capita solo quando la figura professionale che valuta dinamica e segni e sintomi allerta in modo adeguato il servizio sanitario di emergenza.

Il soggetto deve essere valutato da un medico per prevenire gli effetti tardivi dell’anafilassi, quindi nella chiamata di soccorso dovranno essere fornite tutte le informazioni inerenti all'evento: per esempio "da quanti minuti è stato punto", cosa vedo, i parametri, ha patologie pregresse…

La legge vieta la somministrazione di sostante farmacologiche a pazienti, se non si è sanitari, in caso di estrema necessita e con una manifestazione "riconosciuta su paziente cosciente e collaborante", nulla vieta l'auto somministrazione di sostanze fatta direttamente dal paziente in persona. Quindi, durante la fase di valutazione primaria in caso di crisi allergica, nello svolgimento dell'acronimo SAMPLE, individuare se il paziente ha con se farmaci o sostante che ne possono rallentare o ritardare l'evoluzione.

Valutazione e trattamento del paziente con crisi allergica o shock anafilattico

Per quanto riguarda la valutazione è fondamentale guardare attentamente il paziente e, attraverso quello che viene definito quick look (tecnicamente, occhiata rapida), eseguire una prima valutazione che dia una stima sommaria della sua condizione. Se il paziente viene nella nostra postazione, parla chiaramente e spiega cos’è successo sicuramente non ha alterazioni della coscienza, né del respiro, né del circolo. Mettiamolo seduto, chiediamo se è allergico all’insetto da cui è stato punto, valutiamo, questa volta più approfonditamente, il respiro e la funzione cardiocircolatoria come vedremo di seguito.

In caso veniamo chiamati per intervenire su un paziente che troviamo incosciente, attiviamoci immediatamente mettendo in atto il protocollo Bls-D. Se il paziente presenta attività respiratoria, posizioniamolo in posizione laterale di sicurezza avendo cura di rivalutarlo frequentemente in attesa dell’arrivo dei soccorsi. Prestare molta attenzione alla funzionalità respiratoria (segni e sintomi descritti nel prossimo paragrafo) per riconoscere precocemente segni d’allarme.

Monitoriamo la zona in cui è stato punto per rilevare tutti i segni di cui si è parlato prima (gonfiore e rossore) per valutare dimensioni e ampliamento della lesione, coprendola con ghiaccio per causare una vaso costrizione che ridurrà l’assorbimento e lo svilupparsi dell’edema.

In caso di arresto cardiocircolatorio, durante lo svolgimento delle manovre del protocollo Bls-D, cerchiamo sapere se il paziente era allergico all’insetto da cui è stato punto e se è dotato di auto iniettore di adrenalina o antistaminico. In questo caso, procedere con l’iniezione.

Se il paziente si presenta in stato confusionale, lamenta capogiri e/o tende ad assopirsi,posizionatelo supino con l’intero torace leggermente sollevato per favorire la funzionalità respiratoria, cercando un compromesso tra sensazione di vertigine e, se presente, difficoltà respiratoria. Procedere al monitoraggio della cute e alla rivalutazione come sopra. In alcuni casi la perdita di coscienza o un episodio convulsivo possono essere il primo segno dell’anafilassi.

Anche il vomito/nausea possono essere segni predittivi e in questi casi è fondamentale garantire la pervietà delle vie aeree superiori. Se il paziente lamenta stanchezza o perde coscienza MAI somministrargli cibo o liquidi (la famigerata acqua+zucchero) per bocca in quanto oltre a non servire assolutamente a nulla in questo contesto, potrebbe causare vomito o nausea.

L’ostruzione delle vie aeree si manifesta con abbassamento della voce, disfonia, difficoltà ad inghiottire e, nello specifico, l’interessamento della parte inferiore delle vie aeree è testimoniato da "asma" e sensazione di "oppressione toracica". Spesso viene segnalato prurito nasale, oculare o a livello del palato. I segni di ostruzione parziale delle vie aeree possono essere udibili anche senza apparecchiature specifiche in quanto si manifestano come rantoli e/o sibili sia in aspirazione che in espirazione. Valutare anche lo sforzo che il nostro paziente compie durante le fasi di respirazione, testimoniato dall’abbassamento della cute in regione sopra-clavicolare (per essere pratici, se provate ad aspirare aria da una bottiglia di plastica con la bocca, la plastica si deforma verso l’interno per tornare in posizione quando soffiate giusto?ecco l’effetto è proprio quello!), il tendersi della pelle del collo e dalla posizione obbligata seduta, definita a tripode (schiena inclinata in avanti e mani appoggiate sulle ginocchia).

Quest’ultima posizione è la migliore in cui posizionare il paziente cosciente in caso presenti difficoltà respiratoria.

Nell’eventualità che il paziente sappia di essere allergico e sia stato riconosciuto l’insetto, oppure in caso di paziente affetto da patologie bronchiali quali asma, consentirgli l’auto-somministrazione di broncodilatatori per via inalatoria (Ventolin o simili) se li ha con sé. In caso sia dotato di auto-iniettore di adrenalina o altri antistaminici e siano presenti segni-sintomi predittivi di un collasso cardiocircolatorio (vedi di seguito) procedere con la somministrazione.

Vie aeree e respiro valutati e trattati, passiamo a valutare la funzionalità cardiocircolatoria. Anche in questo caso il quick look può aiutarci, infatti i primi segni di difficoltà cardiocircolatoria sono pallore, sudorazione algida e profusa, tachicardia (solitamente sopra i 100/120 battiti al minuto, se possibile chiedere al paziente la frequenza abituale).

anafilattico

Per la valutazione della frequenza è sufficiente il monitoraggio dei polsi periferici radiali (il polso vero e proprio): è possibile infatti valutare qualitativamente la potenza del battito in questa sede, indicata da pulsazioni piene o deboli. Inoltre, l’assenza di polso periferico radiale corrisponde a una pressione sistolica (massima) minore di 70mmhg, da considerarsi critica. Attenzione però: il valore pressorio non deve essere l’unico di riferimento per determinare un rischio di collasso cardiocircolatorio. Questo valore infatti è un indicatore tardivo di cedimento del sistema, preannunciato con più ampio margine dalla tachicardia e dai segni cutanei descritti precedentemente.

Se il paziente, cosciente, presenta segni e sintomi di possibile cedimento posizionarlo in posizione di Trendelenburg, col tronco e la testa supini e le gambe sollevate per favorire il ritorno venoso di sangue al cuore. Valutare i segni di punture/morsi e comportarsi come descritto nei paragrafi precedenti, ricordandosi di rivalutare periodicamente il paziente in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

In caso il paziente presenti solo segni cutanei senza interessamento della funzione cognitiva, respiratoria e cardiocircolatoria, valutarle comunque attentamente alla ricerca di alterazioni, rimuovere nell’eventualità il pungiglione dalla zona di puntura e osservare la cute per evidenziare presenza di gonfiori, rossore, sensazione di prurito generalizzato rivalutando più volte il paziente per evidenziare peggioramenti testimoniati da aumento della superficie arrossata, aumento del gonfiore e della sensazione di prurito.

Per quanto riguarda l’allergia alle clorammine valutazione e trattamento rimangono gli stessi, dalla chiamata di emergenza fino all’esecuzione della valutazione ABC (Airway: Coscienza e vie aeree, Breathing: Respiro, Circulation: Circolo ematico), ponendo maggior attenzione alla valutazione della funzionalità respiratoria, rimanendo valido quanto dello all’inizio di questo testo sul sito di azione di questo allergene.

Se possibile è consigliabile spostare il paziente all’esterno, a lontano dalla zona dell’impianto dove è situata la vasca: questa operazione, riducendo la concentrazione della sostanza scatenante (cloro) avrà lo stesso se non addirittura maggiore beneficio della rimozione del pungiglione in caso di puntura, evitando ulteriori somministrazioni dell’allergene al paziente.

Per concludere, è importante poter effettuare rapidamente una diagnosi differenziale per escludere altri quadri clinici che possono presentare alcuni sintomi analoghi (es. reazioni vaso-vagali, ischemia miocardica, aritmie cardiache, epilessia, ecc), ma ricordate che anche se non siete sicuri che i sintomi siano provocati proprio dallo shock anafilattico, seguite queste istruzioni e agite immediatamente:

  1.  Allertare servizio di emergenza sanitaria;
  2. Togliere subito il pungiglione e informare qualcuno della puntura e dell’allergia. Questa operazione va compiuta con cautela e delicatezza per evitare di liberare altro veleno dal sacchettino che si trova alla base del pungiglione o, in caso di allergia a clorammine, spostare il paziente in ambiente ventilato;
  3. Valutazione del paziente e attuazione delle manovre di primo soccorso;
  4. Assunzione immediata delle pastiglie d’emergenza, nel caso si abbia la conoscenza di allergia dichiarata nel caso contrario, applicare ghiaccio sulla zona colpita per ridurre l’assorbimento del veleno e per prevenire il gonfiore e il dolore, nei casi più lievi il medico o il farmacista potranno consigliare la semplice ammoniaca o una crema per ridurre il prurito. Prestare comunque attenzione alle sostanze utilizzate, che devono essere certificate "classe 1" per non recare danno a terzi. In caso di reazione generalizzata (gonfiore al viso e della lingua, difficoltà di deglutizione, affanno,vertigine ecc.): siringa auto iniettante per l’adrenalina; Per bambini di peso inferiore ai 30 kg: siringa auto iniettante per l’adrenalina per bambini o compresse e gocce di farmaci beta-agonisti (come l’albuterolo) per alleviare i sintomi respiratori sperando che abbiano già riconosciuto in precedenza questa problematica e quindi che chi è con loro possegga la sostanza;
  5. Rivalutazione del paziente fino all’arrivo dei soccorsi;

Se i farmaci sopra descritti non sono in possesso del paziente o di chi lo accompagna la somministrazione degli stessi deve essere svolta in presenza di personale sanitario; diventa quindi di fondamentale importanza l’attivazione del meccanismo di soccorso, per il trattamento e il trasporto in ambiente protetto, per prevenire gli effetti tardivi dell’anafilassi.

Condizione basilare per cui questo accada è che la figura professionale che valuta dinamica e segni e sintomi allerta in modo adeguato il servizio sanitario di emergenza. Nella chiamata di soccorso dovranno essere fornite tutte le informazioni inerenti all'evento: per esempio "da quanti minuti è stato punto", quante volte, cosa vedo, parametri o condizione, ecc…

Gravidanza e allergia

In caso di puntura, i farmaci per le emergenze devono essere assunti o iniettati anche durante la gravidanza, poiché un calo di pressione, un grave attacco d’asma o uno shock possono danneggiare il nascituro molto più dei medicamenti.

GRAVIDANZA

In caso di arresto cardiaco di una donna  in  gravidanza avanzata,  l’utero aumentato di dimensioni comporta 2 differenze nella tecnica di soccorso:

1) dove posizionare le mani;

2) come posizionare la donna.

Per il primo punto, la presenza del feto modifica i rapporti tra addome e torace, per cui per effettuare le compressioni toraciche le mani devono essere poste più in alto rispetto a quanto siamo abituati a fare (1-2 spazi intercostali più su).

gravidanzapicPer quanto riguarda la posizione della donna, invece, le cose sono un pochino più complicate: in gravidanza avanzata, infatti, l’utero può comprimere l'aorta e la vena cava inferiore, ostacolando rispettivamente la gittata cardiaca e il ritorno venoso al cuore.

Due studi effettuati su donne in gravidanza "sane" hanno dimostrato che non c’è miglioramento della pressione arteriosa né materna né fetale se posizionate con 10-20° di inclinazione a sinistra; migliora invece se il grado di inclinazione è maggiore: se veramente incliniamo la paziente a > 30° questa rischia di cadere, rendendo veramente difficile il compimento di  compressioni toraciche di alta qualità. È per questo che nelle nuove linee guida, il decubito laterale sinistro non è la prima scelta, ma si preferisce ricorrere ad un aiutante che, delicatamente, sposti con entrambe le mani il ventre con un’adeguata pressione laterale.

Formatore Rescue Academy
Alexandro Stecchezzini
Telefono +39 389 23 48 119
Email: info@rescueacademy.it
Skype: rescueformazione (alexstecchezzini)

Una storia vera:

La figlia di Annalyn Barbier di 6 anni e una “sguazzatrice di acqua dolce” è stata invitata a trascorrere una settimana a casa di un amico, che aveva una piscina.  La signora, un appassionata nuotatrice, voleva che sua figlia fosse in grado di essere autosufficiente in acqua. Cosi ha iscritto la bambina a lezioni di nuoto in una scuola vicino acasa, così da semplificare il normale svolgimento delle lezioni da parte sua e del marito ma non aveva idea di quanto la figlia temeva l'acqua.

"La bimba urlava e piangeva e assolutamente rifiutava di andare in piscina!!” Ho insistito e le ho detto che ho pagato le sue lezioni, e comunque, farò in modo di stare vicino a lei sul bordo vasca non lasciandola sola. La bambina non ne voleva sapere , urlando "ti odio" e insistendo sul fatto che non avrebbe  mai frequentato la piscina.

L''istruttore, sembrava prosperare su casi difficili così lei e un'altra ragazza altrettanto terrorizzata furono messe in acqua insieme, mentre la signora sedeva dove sua figlia poteva vederla e rassicurarsi e gradualmente la situazione migliorò. Entrambe le bambine finirono il corso senza incidenti e con grande successo. Ora la “ragazza” ormai 14 enne adora andare in acqua ed è in grado di nuotare bene in totale autosufficienza e sicurezza.

Come la signora Annalyn Barbier, ritengo che nuotare  sia un valore essenziale della vita  e che i bambini dovrebbero imparalo a scuola. Anche se in futuro non andranno a nuotare, importante è sopravvivere  perché può capitare di  cadere in acqua in qualsiasi momento dato che viviamo in un paese circondato dall'acqua… Ci sono ostacoli d'acqua ovunque - non solo a spiagge e piscine, ma anche laghi, stagni, parchi acquatici e cortili attrezzati con le cosiddette piscine per bambini.

 

L'annegamento:

L'annegamento è la seconda causa di morte tra i bambini di età da 1 a 19. Questo perchè un enorme numero di bambini non sono in grado di nuotare!

La Consumer Product Safety Commission ha riferito  47 casi di bambini morti annegati in piscine gonfiabili. Un bambino piccolo che si appoggia sopra al lato molle di una piscina gonfiabile, può facilmente cadere a capofitto e non essere in grado di rialzarsi e quindi affogare velocemente. Mentre tra gli adulti le cause principali sono l’imperizia, i malori o le cadute accidentali, per i più piccoli prevale la mancata sorveglianza degli adulti. E' un fenomeno allarmante soprattutto per il proliferare delle piscine private, anche di piccole dimensioni, dove è più facile entrare e più semplice cadere. Un bambino piccolo può annegare  anche  in appena 30 cm d'acqua.

Tre anni fa, l'American Academy of Pediatrics ha aggiornato la sua politica rafforzando il suo consiglio, che i bambini dall'età di 4 anni dovrebbero imparare a nuotare perché  in questa fascia di età si ha il massimo apprendimento .

 

 Imparare a nuotare per prevenire l'annegamento!

Secondo la USA Swimming Foundation, circa il 70 %o dei bambini afro-americani, il 60 % dei bambini del Latino e il 40 % dei bambini bianchi sono nuotatori.

La mancanza di accesso e di vincoli finanziari rappresentano solo in parte per questi numeri. Paura, fattori culturali e anche problemi estetici giocano un ruolo importante se non chè al giorno d'oggi anche i problemi finanziari e di tempo.

"Prima della guerra civile, più neri che i bianchi potevano nuotare,"Lynn Sherr, l'autore di "Swim: Perché amiamo l'acqua", ha detto in un'intervista. "Ci sono molte storie di naufragi in cui gli schiavi neri salvarono i loro padroni."

Ma, come la signora Sherr appreso da Bruce Wigo della International Swimming Hall of Fame, la segregazione ha distrutto la cultura natatoria della comunità di colore. "Una volta che i bianchi hanno scoperto il nuoto, la cultura di colore è stata sempre esclusa dalle piscine pubbliche e spiagge sorvegliata da un bagnino,"

Mr. Wigo...  le disse… per fortuna molto anni fà.

jones_beach

http://www.ishof.org/exhibits/graphics/jones_beach.jpg

Come risultato, molti genitori di minoranza culturale, non solo etnica, non hanno mai imparato a nuotare. Gli adulti che non sanno nuotare spesso temono l'acqua e direttamente o indirettamente, trasmettono la paura ai loro figli così da allontanarli da un'attività fisica formativa e da una sicurezza basilare per il loro futuro.

Un insegnante di seconda elementare che conosco e porta la sua classe in Piscina per lezioni di nuoto ha ricevuto una risposta negativa da una madre che gli ha rifiutato la richiesta dicendogli: "perché ha paura dell'acqua."

L'insegnante giustamente rispose, che a maggior ragione il ragazzo dovrebbe frequentare con la sua classe e quindi la compagnia e la forza dei suoi compagni in piscina, gli migliorerebbero la sua conoscenza e fiducia in acqua.

Cullen Jones, medaglia d'oro olimpica e recordman di nuoto, è quasi diventato una "statistica" nell'annegamento all'età di 5 anni quando è stato catapultato dalla sua "camera d'aria galleggiante" in un parco acquatico ed è rimasto sommerso per 30 secondi.

Fu salvato da una rianimazione cardiopolmonare (RCP), e dopo questo evento i suoi genitori hanno insistito che imparasse a nuotare, diventando quindi una "statistica" nel mondo del nuoto agonistico mondiale.

I danni più gravi, per la popolazione ma anche per un nucleo famigliare, non è l'annegamento, ma ben sì l'altissima pericolosità dei semi annegamenti, che possono riportare invalidanti danni fisici e mentali, anche permanenti.

Attraverso USA Swimming fece un campagna "Splash", dove il signor Jones, che uomo di colore, girò il paese incoraggiando i bambini delle minoranze cultura ed etniche ad imparare a nuotare cercando di convincere i loro genitori dell'importanza di fare lezioni di nuoto.

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Realtà...:

Italia, una penisola bagnata su tre lati dal mar Mediterraneo, paese di poeti, santi e navigatori, ma non di nuotatori.  Il 40% della popolazione non sa nuotare, da un indagine a campione utilizzato per la rilevazione statistica soltanto il 32% della popolazione sa nuotare (con una corretta respirazione, uno degli aspetti fondamentali)  reale indice di un comportamento sicuro.

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Il 41% riesce a mantenersi a galla senza problemi in acqua profonda, solo il 35% riesce a tenere gli occhi aperti sott’acqua. I numeri, così bassi per una popolazione teoricamente avvezza all' acqua, spiegano anche perché il 93% ritiene importante sensibilizzare i genitori ed offrire loro strumenti educativi per il comportamento in acqua.

I dati più recenti che ho trovato sono quelli riferiti al 2011, parlano di quasi 800 annegamenti all'anno in Italia, la metà dei quali con gravi conseguenze ed in 157 casi mortali.  Vuol dire che il restante può aver subito danni semi-permanenti e diventare quindi un costo per la società e un grave difficoltà per il nucleo famigliare.

Una corretta educazione al comportamento in acqua potrebbe evitare situazioni come queste, ma grande attenzione va prestata anche nei laghi, nei fiumi e nelle piscine private. Si tratta di un dato pressoché costante negli ultimi dieci anni e comunque ben inferiore a quello degli anni ’60-’70, quando le vittime da annegamento, in Italia, si contavano tra le 1.200-1.300 ogni anno.

Fortunatamente le statistiche per i bambini al di sotto dei 14 anni, sono diminuite del 90% grazie evidentemente all’effetto combinato di vari fattori quali l’informazione, ed un numero maggiore di impianti e professionalità.

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I genitori non sono sempre i migliori insegnanti, perche potrebbero trasmettere   ansia al bambino, ma debbono   comunque essere presenti e visibili al bambino durante le  prime lezioni di nuoto come figura di riferimento rassicurante.

Un bambino che è molto spaventato o nervoso vicino all’acqua  necessita un diverso approccio ed una  specifica didattica all'ambientamento acquatico! Realizzare una corsia dedicata a persone spaventate o con poca sintonia con l'acqua, sicuramente, ne facilita l'apprendimento e ne apprezzeranno di più i loro progressi.

Ancora meglio sarebbe ancora più efficace un'attenzione individuale per le persone adulte almeno per le prime lezioni mentre pei i piu piccoli è molto piu efficace una formazione di gruppo e confronto con gli altri bambini.

Assicurarsi che l'istruttore abbia avuto una formazione dedicata alla gestione di questo tipo di persone così da non comprometterne o peggiorare la situazione con effetti irreversibili.

Le Lezioni normalmente iniziano insegnando ai bambini a non avere paura dell'acqua attraverso vari esercizi sotto forma ludica utilizzando attrezzi e giochi allegri e colorati Aumentando gradualmente la loro confidenza con l'acqua senza piu il fastidio di  ad avere i loro volti bagnati, imparando a fare le bolle e sollevare il loro viso per prendere un respiro. Ne segue il galleggiamento e la respirazione correttamente, mentre abbinano i primi movimenti come la stellina, il "cane" e il "siluro".

Oltre ad imparare a nuotare, comunque i bambini vanno tenuti sotto controllo da parte di un adulto con un minimo di capacità natatorie, quando sono in acqua e in prossimità. Spetta ai genitori stabilire norme di sicurezza e le precauzioni da tenere nell'ambiente in cui si trovano.

 

Regole di base:

Regola numero 1: Mai nuotare da solo.

Un adulto che sa nuotare deve essere sempre presente prestando attenzione al bambino, un libro o un telefono cellulare disturbano l'attenzione e compromettono la sicurezza.

Anche i più anziani che sono nuotatori da molto tempo, devono essere sorvegliati, o almeno dovrebbero sempre  essere accompagnati o assistiti  da un amico o una figura che abbia buone capacità natatorie.

Regola numero 2: E’ incredibile quante vittime faccia l’imprudenza: c’è chi sta ore sdraiato al sole e poi si butta tra le onde esponendosi al rischio di un terribile shock termico, uno sbalzo di 10-15 gradi che può rivelarsi fatale; c’è chi mangia, beve, fa interminabili partite di pallone e poi si getta in acqua sudato asserendo che ‘non fa niente’.

L'American Academy of Pediatrics "obbliga" chi sorveglia i bambini/anziani in acqua a sapere come eseguire la rianimazione cardiopolmonare, per ogni evenienza, avendo anche la conoscenza minima delle differenze fisiologiche e anatomiche dei natanti.

 

"Il processo di annegamento inizia quando le vie aeree della vittima sono sommerse sotto la superficie dell'acqua. Mentre sopra l'acqua, un bambino in genere lotta per 20 secondi prima che venga sommerso.

Al contrario, un adulto lotta per circa 60 secondi prima di essere sommerso." Per un bambino in sommissione bastano 30" per perdere conoscenza!

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Ai bambini dovrebbe essere insegnato a non sguazzare in modo manesco in acqua e di non tenere gli altri bambino sott'acqua, anche se per pochi istanti. Dovrebbe essergli insegnato anche di non gridare "al lupo" - urlare per chiedere aiuto solo per divertimento questo porterà a che nessuno arriva quando è veramente necessario.

Non importa quanto bene un bambino impara a nuotare,  importa invece che nessun bambino può annegare avendo avuto  nozioni di base con un corso di nuoto studiato e ben costruito ma soprattutto svolto da personale  esperto e qualificato, ha detto il dottor Jeffrey Weiss, l'autore principale dell'American Academy of Pediatrics.

Continuare a  praticare il nuoto  è un'attività che esercita tutto il corpo e può essere perseguito per tutta la vita con benefici a 360°.

La mia vecchia Zia riesce a malapena a camminare mentre in acqua si muove senza difficoltà. Pratica ancora questa attività più volte alla settimana in una piscina a qualche chilometro dalla sua abitazione con grandi benefici per la sua salute.

Zia

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Altri articoli ed informazioni:

http://www.alexstecchezzini.it/blog/

Consigli:

Consigli per Evitare L’annegamento

Bibliografia:

http://www.usaswimming.org

http://www.aap.org

http://www.ishof.org/

http://www.cpsc.gov/

http://www.iss.it - Dati forniti da Istituto Superiore di Sanità – Annegamento e Pericoli della balneazione. Roma (Rapporti ISTISAN 12/23) consultabile e scaricabile da sito.

 

Una storia di Padri ...

"Nel 1976, ho avuto un incidente d'auto in cui i miei bambini 3, 5 e 8 anni sono stati feriti in ambulanza.

    Il più giovane (frattura alla gamba e lesioni interne), il più vecchio (tagli con frammenti di vetro sul volto) e mia figlia di mezzo (sanguinamento e possibili lesioni interne) lei e' stata posizionata su di una barella in braccio a me'. 

Nessuno di noi portava cinture di sicurezza su tragitto ad alta velocità fino al pronto soccorso…

41 anni più tardi, non è cambiato nulla. 

Ci sono ancora solo 3 opzioni disponibili oggi per il trasporto di un bambino su di un'ambulanza ...

1) Un genitore è fissato sulla barella e tiene il bambino in braccio ma senza cintura…

2) Legare il bambino direttamente alla barella con le cinture da adulto senza accorgimenti importanti

3) … l'uso del seggiolino trovato all'interno del veicolo incidentato...

A mio avviso, utilizzare un seggiolino per auto legato in modo non studiato alla barella di trasporto su di un mezzo di soccorso, non e' la cosa più corretta e sicura.

(Infatti, anche i produttori di Aziende Leader del settore, stabiliscono chiaramente che questo non è l'uso previsto).

Marzo 2003: un bambino di 3 giorni, sopravvive ad un incidente in ambulanza ed è stato trovato a terra nel buio. Come risultato le lesioni cerebrali che ha subito, non sono reversibili e avrà bisogno di cure mediche specializzate per il resto della propria vita e non potrà mai più frequentare la scuola.

Maggio 2004: un'ambulanza e un camion dei rifiuti hanno avuto una collisione. Una bambina di 8 mesi veniva portata in braccio da un medico durante il trasporto, quando si e' verificato l'incidente.

La bambina e il medico, sono stati espulsi dal veicolo ed entrambi sono stati trasportati all'ospedale in gravi condizioni.

Dicembre 2008: un bambino di 4 settimane, gravemente malato, veniva trasportato per il trattamento quando l'ambulanza sbandò e si rovesciò. 

Il bambino è stato trasportato in ospedale dove è stato ricoverato con urgenza.

Si stima che ogni anno ci sono 1.000 incidenti di ambulanze che coinvolgono pazienti pediatrici circa 1 su 10 trasporti, circa 3 su 100 sono bimbi sotto i 5 anni di età. In oltre che circa 4 bambini muoiono per questa causa.

In una collisione a 56 Km/h, un bambino slegato all'interno di un veicolo di 15kg è esposto alle forze stesse in caduta come da una finestra al quarto piano producendo una forza d'urto pari a 225Kg

A questo dato va aggiunto che un veicolo di soccorso, non viaggia mai a 56 chilometri all'ora...

Quindi, quali sono le normative e le leggi che richiedono che ogni bambino essere fissato in modo sicuro durante il trasporto in ambulanza ?

Senza entrare nel dettaglio di numeri e di anni, direi che partiamo subito dal codice della strada, che menziona, che il trasporto su di un veicolo, deve essere affrontato in determinati modi per ridurne i rischi durante il trasporto e pretende con questa frase coscienza e responsabilità, richiedendo agli autisti soccorritori, di attenersi alle norme di generica prudenza.

- Le Normative Europea, in specifico, quella che identifica i mezzi di soccorso, dove viene descritto come e se si può fissare sedili di trasporto pediatrico, naturalmente: nuovi, non manomessi, non incidentali e della stessa casa produttrice dei sedili "fronte marcia" omologati M1, alcuni punti:

1 tutte le persone e le cose all'interno di qualsiasi mezzo in movimento, devono essere fissate per resistere ad una forza di arresto pari a 10 volte (10G) il loro peso in tutti i sensi di marcia: anteriore, posteriore, superiore e inferiore, per evitare che diventino proiettili.

2 che le persone e le attrezzature ad energia terminata, non siano spostati di 1,5 cm in più o in meno, rispetto alla loro posizione iniziale.

- La normativa europea, dedicata alla realizzazione dei presidi Medici di classe 1 prevede quali siano i "minimi requisiti essenziali" delle attrezzature che devono e possono essere utilizzate su di un mezzo di soccorso.

Come minimi requisiti essenziali, si intende che ci sono esempio, misure e caratteristiche che non si possono omettere, ma solo migliorare.

- I due Decreti Legislativi Italiani in vigore ma sicuramente dall'avvento della Comunità Europea, il loro valore,viene mesoni secondo piano rispetto alle normative vigenti.

- I manuali istruzioni del prodotto in questione, denigrati già dall'acquisto del prodotto e mai letti.

Tutte le informazioni all'uso e manutenzione descritte al suo interno, consentirebbero di migliorare la professionalità a le sicurezza sia degli operatori che dei pazienti.

Perché trasportare un bambino nel proprio seggiolino di trasporto, non e' una cosa corretta al 100%?

Molte Linee Guida Internazionali, cioè, le istituzioni che decidono i protocolli di intervento tecnico e terapeutico per tutto il globo, sposano il fatto di immobilizzare il paziente pediatrico all'interno del sedile di trasporto con riempitivi, direttamente all'interno dl veicolo incidentato, per tutelare il piccolo paziente.

Una sola Linea Guida Internazionale ITLS INTERNATIONAL, ha deciso e pubblicato nella loro ultima versione, il contrario, andando contro tendenza rispetto alle altre, ma a mio avviso, ragionando con criteri validi e innovativi si sono spostati avanti nel futuro.

Quello che fa specie, in Italia è che le Linee Guida di cui parlavo, in svariati protocolli regionali, vengono menzionate innumerevoli volte, ma mai rispettate e quasi sempre modificate da qualche figura professionale che si inventa manovre e protocolli personalizzati, avvalendosi delle esigenze territoriali.

A noi soccorritori, queste cose non dovrebbero interessarci, perché siamo volontari... Insomma...

Fino a quando non succede qualche cosa, o tocca a nostro figlio essere immobilizzato e trasportato in modo pericolo e non conforme va tutto bene...

… allora perché non trasportare il bambino nel sedile di trasporto.

1 il sedile di trasporto pediatrico, posto all'interno di un veicolo incidentato, a sua volta ha subito un dissiparsi di energie e forze che potrebbero averlo compromesso. Se andiamo a spulciare i "manuali istruzioni" di aziende serie, notiamo che nelle precauzioni, viene descritto che: se il sedile di trasporto, subisce anche solo una caduta da un metro di altezza, è da considerasi fuori servizio...

2 In più con tutti questi negozi, che recuperano e rivendono, materiale pediatrico di seconda e terza mano... Il sedile di trasporto, potrebbe sicuramente avere già subito impatti o modifiche che potrebbero averlo compromesso.

3 immobilizzare un bimbo "cosciente" nel suo seggiolino, sulla scena dell'evento, questo per bambini di tutte le eta, compromette alcune cose:

- stress da parte degli operatori che affrontano un evento molto difficile emotivamente e in questo caso tra le urla e il pianto di questo bambino… direi che la cosa si fà molto ardua.

- stress da parte del piccolo che si vede saltare a dosso due persone a lui sconosciute; dove uno gli tiene la testa immobile e l'altro riempie con dei traversi gli spazzi impedendogli di muoversi, per poi utilizzare lo scotch per fissare il tutto.

- pensate a tenere la testa per "tutelare" il rachide da un possibile trauma, ad un paziente che non vuole... Lui spingerà e il soccorritore impedirà i movimenti... quanta energia ci sarà in quell'articolazione che si chiama rachide cervicale, e che si trova tra il torace e il cranio?

4 non estricando il bambino dal sedile di trasporto, è impossibile affrontare la valutazione, così facendo, non avremo mai la certezza che il sedile dopo l'impatto, si sia frammentato e il materiale plastico, non sia penetrato nel piccolo paziente.

Poi, come faccio a valutarlo seduto, come faccio a valutarlo se si dimena e piange disperato, mentre due sconosciuti lo legano, come faccio poi eventualmente a trasportarlo essendo sicuro che se freno, vado a ri-compromettere zone che il bambino, non parlando, non ha potuto riferirmi: "qui mi fà male…".

5 come dicevamo prima, quasi tutte le barelle di trasporto in commercio "naturalmente quelle conformi alle leggi e normative vigenti", non possono trasportare un sedile pediatrico, dato che non sono state studiate per quello. Ma soprattutto non hanno i sistemi di ritenuta idonei e studiati per fissare il sedile alla barella.

6 in caso di "vomito" come faccio a mantenergli la pervietà delle vie aeree, dovrei ruotare tutto il sedile dato che l'ho legato e imbottito come un salame, andando a compromettere quell'allineamento a 25° che consente alle faccette vertebrali di fare attrito tra loro, compensando la mancanza di struttura muscolo schelettrica.

7 iL Seggiolino, NON e' UN PRESIDIO MEDICO e quindi NON SI PUO' trasportare all0'interno delle cellula sanitaria.

Se non lo posso mettere sulla barella di trasporto, dove lo posso mettere all'interno del vano sanitario ed eventualmente in quale posizione?

...sulla panca...

Direi che non è conforme, non ha i sistemi di trattenuta idonei e il paziente avrebbe una dislocazione laterale di tutti gli organi interni in caso di frenata o di arresto del veicolo.

… sul sedile "del medico"' quello posto dietro all'autista?

Direi che non e omologato come M1  e poi i sistemi di ritenuta, non sono idonei...

Quindi si deduce che nel vano sanitario, non si ha un locazione idonea al sedile recuperato dal veicolo, ma soprattutto, non si ha la sicurezza di un trasporto.

… se il paziente era stato trasportato in fronte marcia, sicuramente avrà subito un trauma al rachide cervicale, dato che la testa all'interno dei sedili è libera, quindi non trattenuta in caso di incidente.

Se proprio lo devo trasportare, lo trasporterei, nel senso opposto evitando di ri-sollecitare il rachide cervicale e rimanendo alla testa.

Il consiglio che voglio evidenziare in questo lunghissimo articolo è quello di trasportare il paziente pediatrico, con i dovuti accorgimenti fisiologici in una posizione a "noi conosciuta", con presidi studiati e dedicati alla gestione pediatrica.

Estricare con le dovute cautele e tecniche il piccolo paziente dal sedile di trasporto e posizionarlo su di un presidio pediatrico, appositamente studiato per la gestione e il trasporto nei mezzi di soccorso, ma soprattutto contemplato dalla letteratura pediatrica, che insegna e descrive come occuparsi di un paziente in posizione prona.

Esistono presidi studiati per completare un intervento pediatrico sia traumatico che medico, che se non ci fossero in commercio... Si potrebbe fare come si vuole, ma essendoci e soprattutto venduti in tutto il mondo, con un fascicolo tecnico alle spalle, enti certificatori esterni che ne certificano le doti tecniche, non le "aziende produttrici" che si  "auto certificano".

Studi scientifici e valenze che ne creano la storia, consentendo anche alla persona meno qualificata di questo mondo di trasportare in sicurezza un paziente pediatrico.

Ogni altra cosa è inaccettabile!

 

Formatore Rescue Academy
Alexandro Stecchezzini
Telefono +39 389 23 48 119
Email: info@rescueacademy.it
Skype: rescueformazione (alexstecchezzini)

Rescue Academy, grazie a i suoi professionisti, ha redatto questo documento dove mette in  evidenza alcuni metodi non invasivi per la mobilitazione del paziente pediatrico.

 

Fino ad oggi il trauma, come ormai noto, costituisce nell’età pediatrica la prima causa di morte. In particolare il trauma cranico risulta ancor oggi prevalente rispetto ai traumi addominali. Un bambino sottoposto a sollecitazioni provocate in ogni suo distretto corporeo da energie cinetiche uguali a quelle cui è sottoposto un adulto subirà lesioni quantitative e/o qualitative più importanti.

Peraltro l’apparato locomotore più elastico porta a minori fratture rispetto all’adulto; da questo ne consegue che in presenza di fratture di un bambino la quantità di energia in gioco è stata molto elevata e questo ci deve far porre ulteriore attenzione su probabili lesioni interne.

Questo testo non vuole enfatizzare le diversità anatomiche e fisiopatologiche adulto /bambino, ma porre l’attenzione sulle tecniche di mobilizzazione di questi pazienti fino al loro corretto posizionamento su presidi a loro dedicati, ancora oggi non del tutto codificate come avviene per esempio nel paziente adulto.

BAMBINO ALLOGGIATO NELL’APPOSITO DISPOSITIVO DI RITENUTA IN AUTO :

Con l’entrata in vigore dal 14 Aprile 2006 del Decreto Legislativo 13 marzo 2006 n° 150, modifica dell’articolo 172, del Codice della strada, si disciplina “l’uso della cintura di sicurezza e dei SISTEMI DI RITENUTA PER BAMBINI “.

Tale decreto recita inoltre che i dispositivi di ritenuta devono obbligatoriamente essere utilizzati dalla nascita fino ai 18 kg avvalendosi di appositi seggiolini (sistemi di ritenuta) e oltre questo peso fino ai 36 kg adoperando adattatori (da porre sotto la seduta del bambino).

Da questo si può facilmente dedurre che statisticamente un soccorritore può dover intervenire su un bambino e mettere in atto una serie di manovre per garantire la prevenzione di danni secondari (da trasporto o mobilizzazione) al paziente stesso.

L’approccio consigliato per il personale soccorritore  (una volta valutato l’ A-B-C-D-E del paziente, attenendosi scrupolosamente alle indicazioni poste in essere da protocolli emergenza/urgenza territoriali), non dimenticare sempre il fattore F.

L’approccio al paziente deve essere svolto avvalendosi delle nozioni dedicate e, come prima cosa, si deve provvedere alla gestione della testa del piccolo dato che come è ben noto è l’unico distretto corporeo che in caso di collisione è libero di muoversi e quindi viene classificato come compromesso. L’immobilizzazione verrà garantita “manualmente”, cercando cioè di colmare lo spazio fra tale distretto anatomico e il sedile con le proprie mani, in modo da ridurre ogni possibile movimento del capo durante le fasi di spostamento.

Nel caso in cui il paziente presenti una conformazione anatomica (patologica o fisiologica) idonea al suo posizionamento e sia in grado di sopportarlo, il collare cervicale va utilizzato (e consigliato nessun collare sotto l’anno di età ma attenetevi alle vostra formazione regionale).

In questa fase i soccorritori provvederanno con le dovute precauzioni a mantenere ben salde le cinture di sicurezza già indossate, per poi afferrare modo saldo e preciso il paziente, prima di toglierle, afferrandolo con due mani ciascuno per un lato.

Una volta usciti dal veicolo con il seggiolino fare attenzione a non modificare l’inclinazione del piccolo paziente fino a quando non sarà necessario per il posizionamento sul presidio per evitare di sollecitare il rachide cervicale e prevenire lo scivolamento delle faccette vertebrali (sarà impossibile, ma proviamoci!).

Il primo soccorritore, con le mani a “C” dovrà afferrare e stabilizzare da sopra la testa la parte superiore del torace e il capo, posizionando, senza premere eccessivamente, il pollice sulle clavicole e palmo e dita in modo da sostenere le scapole, la parte del dorso e la regione che va dalla radice del collo alla spalla, avendo cura di bloccare la testa del paziente con i polsi  per un corretto allineamento del rachide cervicale cercando di limitare il più possibile movimenti di torsione, inclinazioni antero-posteriori, e laterali; inutile dire che orologi e altre cose non ci devono essere.

Successivamente un soccorritore si occuperà di slacciare (tagliare) tutte le cinture, assicurandosi così di aver svincolato il paziente, e solo a questo punto potrà entrare, con una mano, nello spazio compreso fra la parte lombo-sacrale del bambino e il seggiolino, mentre l’altra mano dovrà porla sulla parte superiore del “bacino-anche-pelvi”, facendo attenzione a non comprimerlo (in questo momento sarà anche possibile eventualmente apprezzare movimenti o condizioni anomale di tale distretto).

Una volta che si è assicurato di aver posto le mani in posizione “a conchiglia” pinzando con il pollice, senza creare pressione eccessiva, la “cresta” del paziente, ci si coordina con l’altro soccorritore ed eventualmente una terza persona, non necessariamente un soccorritore, per la manovra di scivolamento del paziente sul presidio e la rimozione del seggiolino.

In questa fase come sempre si ribadisce l’importanza degli operatori di porsi l’uno di fronte all’altro per potersi capire e comprendere le operazioni che stanno svolgendo, oltre che a monitorare entrambi, visivamente, le condizioni del paziente, per poi posizionarlo in modo corretto sul presidio a vostra disposizione (con cinghie aperte) e di togliere il seggiolino, inclinandolo, permettendo con un movimento simultaneo lo “scivolamento” regolarizzato con la manovra di “Lift and Slide” controllando il piccolo paziente fino al posizionamento corretto.

Dal “ seggiolino “….al suo posizionamento sul presidio a vostra disposizione

PROCEDURA CONSIGLIATA :

  1. Valutare la sicurezza della scena ;
  2. Raggiungere il seggiolino del bambino ;
  3. Valutare A-B-C-D-E (seguendo protocolli emergenza/urgenza territoriali), se è possibile mettere il collare cervicale.
  4. Collocare “mani” o “riempitivi” intorno al capo del bambino da (spalla a spalla) mantenendoli ben saldi con le mani e assicurarsi che le cinture del seggiolino siano ben salde al bambino. Se necessario tenderle;
  5. Afferrare in due soccorritori entrambe i lati del seggiolino ed estrarlo dal veicolo. se disponibile un terzo, i due operatori mantengono il bambino;
  6. Collocare il seggiolino sulla parte inferiore (lato piedi) del presidio a vostra disposizione
  7. Inclinare il seggiolino fino a far poggiare lo schienale sulla presidi di immobilizzazione
  8. Il soccorritore che si trova alle spalle del bambino entra con una mano tra il sedile e la spalla/dorso afferrandolo con la mano a “C”
  9. Un soccorritore dovrà entrare con una mano nello spazio compreso fra il sedile e la parte lombo-sacrale del bambino , ponendo poi l’altra sulla parte superiore “ bacino-anche-pelvi “Attenzione all’inarco del paziente… !
  10. A questo punto un soccorritore si occuperà di slacciare /tagliare le cinture del seggiolino
  11. Adesso il soccorritore di fronte al bambino impartirà l’ordine per far togliere il seggiolino permettendo grazie alla manovra “Lift and Slide” di adagiarlo sul presidio a vostra disposizione

 

ATTENZIONE: QUESTI CONTENUTI, DEVONO ESSERE SVOLTI SOLO DOPO UNA FASE CONOSCITIVA SULLE ESIGENZE PEDIATRICHE E CON IL SUPPORTO DI SPECIALISTI.

La formazione dedicata a queste manovre la potete trovare all'interno del nostro corso:

2.1 GESTIONE DEL TRAUMA NEL PAZIENTE PEDIATRICO

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