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Una storia vera:

La figlia di Annalyn Barbier di 6 anni e una “sguazzatrice di acqua dolce” è stata invitata a trascorrere una settimana a casa di un amico, che aveva una piscina.  La signora, un appassionata nuotatrice, voleva che sua figlia fosse in grado di essere autosufficiente in acqua. Cosi ha iscritto la bambina a lezioni di nuoto in una scuola vicino acasa, così da semplificare il normale svolgimento delle lezioni da parte sua e del marito ma non aveva idea di quanto la figlia temeva l'acqua.

"La bimba urlava e piangeva e assolutamente rifiutava di andare in piscina!!” Ho insistito e le ho detto che ho pagato le sue lezioni, e comunque, farò in modo di stare vicino a lei sul bordo vasca non lasciandola sola. La bambina non ne voleva sapere , urlando "ti odio" e insistendo sul fatto che non avrebbe  mai frequentato la piscina.

L''istruttore, sembrava prosperare su casi difficili così lei e un'altra ragazza altrettanto terrorizzata furono messe in acqua insieme, mentre la signora sedeva dove sua figlia poteva vederla e rassicurarsi e gradualmente la situazione migliorò. Entrambe le bambine finirono il corso senza incidenti e con grande successo. Ora la “ragazza” ormai 14 enne adora andare in acqua ed è in grado di nuotare bene in totale autosufficienza e sicurezza.

Come la signora Annalyn Barbier, ritengo che nuotare  sia un valore essenziale della vita  e che i bambini dovrebbero imparalo a scuola. Anche se in futuro non andranno a nuotare, importante è sopravvivere  perché può capitare di  cadere in acqua in qualsiasi momento dato che viviamo in un paese circondato dall'acqua… Ci sono ostacoli d'acqua ovunque - non solo a spiagge e piscine, ma anche laghi, stagni, parchi acquatici e cortili attrezzati con le cosiddette piscine per bambini.

 

L'annegamento:

L'annegamento è la seconda causa di morte tra i bambini di età da 1 a 19. Questo perchè un enorme numero di bambini non sono in grado di nuotare!

La Consumer Product Safety Commission ha riferito  47 casi di bambini morti annegati in piscine gonfiabili. Un bambino piccolo che si appoggia sopra al lato molle di una piscina gonfiabile, può facilmente cadere a capofitto e non essere in grado di rialzarsi e quindi affogare velocemente. Mentre tra gli adulti le cause principali sono l’imperizia, i malori o le cadute accidentali, per i più piccoli prevale la mancata sorveglianza degli adulti. E' un fenomeno allarmante soprattutto per il proliferare delle piscine private, anche di piccole dimensioni, dove è più facile entrare e più semplice cadere. Un bambino piccolo può annegare  anche  in appena 30 cm d'acqua.

Tre anni fa, l'American Academy of Pediatrics ha aggiornato la sua politica rafforzando il suo consiglio, che i bambini dall'età di 4 anni dovrebbero imparare a nuotare perché  in questa fascia di età si ha il massimo apprendimento .

 

 Imparare a nuotare per prevenire l'annegamento!

Secondo la USA Swimming Foundation, circa il 70 %o dei bambini afro-americani, il 60 % dei bambini del Latino e il 40 % dei bambini bianchi sono nuotatori.

La mancanza di accesso e di vincoli finanziari rappresentano solo in parte per questi numeri. Paura, fattori culturali e anche problemi estetici giocano un ruolo importante se non chè al giorno d'oggi anche i problemi finanziari e di tempo.

"Prima della guerra civile, più neri che i bianchi potevano nuotare,"Lynn Sherr, l'autore di "Swim: Perché amiamo l'acqua", ha detto in un'intervista. "Ci sono molte storie di naufragi in cui gli schiavi neri salvarono i loro padroni."

Ma, come la signora Sherr appreso da Bruce Wigo della International Swimming Hall of Fame, la segregazione ha distrutto la cultura natatoria della comunità di colore. "Una volta che i bianchi hanno scoperto il nuoto, la cultura di colore è stata sempre esclusa dalle piscine pubbliche e spiagge sorvegliata da un bagnino,"

Mr. Wigo...  le disse… per fortuna molto anni fà.

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Come risultato, molti genitori di minoranza culturale, non solo etnica, non hanno mai imparato a nuotare. Gli adulti che non sanno nuotare spesso temono l'acqua e direttamente o indirettamente, trasmettono la paura ai loro figli così da allontanarli da un'attività fisica formativa e da una sicurezza basilare per il loro futuro.

Un insegnante di seconda elementare che conosco e porta la sua classe in Piscina per lezioni di nuoto ha ricevuto una risposta negativa da una madre che gli ha rifiutato la richiesta dicendogli: "perché ha paura dell'acqua."

L'insegnante giustamente rispose, che a maggior ragione il ragazzo dovrebbe frequentare con la sua classe e quindi la compagnia e la forza dei suoi compagni in piscina, gli migliorerebbero la sua conoscenza e fiducia in acqua.

Cullen Jones, medaglia d'oro olimpica e recordman di nuoto, è quasi diventato una "statistica" nell'annegamento all'età di 5 anni quando è stato catapultato dalla sua "camera d'aria galleggiante" in un parco acquatico ed è rimasto sommerso per 30 secondi.

Fu salvato da una rianimazione cardiopolmonare (RCP), e dopo questo evento i suoi genitori hanno insistito che imparasse a nuotare, diventando quindi una "statistica" nel mondo del nuoto agonistico mondiale.

I danni più gravi, per la popolazione ma anche per un nucleo famigliare, non è l'annegamento, ma ben sì l'altissima pericolosità dei semi annegamenti, che possono riportare invalidanti danni fisici e mentali, anche permanenti.

Attraverso USA Swimming fece un campagna "Splash", dove il signor Jones, che uomo di colore, girò il paese incoraggiando i bambini delle minoranze cultura ed etniche ad imparare a nuotare cercando di convincere i loro genitori dell'importanza di fare lezioni di nuoto.

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Realtà...:

Italia, una penisola bagnata su tre lati dal mar Mediterraneo, paese di poeti, santi e navigatori, ma non di nuotatori.  Il 40% della popolazione non sa nuotare, da un indagine a campione utilizzato per la rilevazione statistica soltanto il 32% della popolazione sa nuotare (con una corretta respirazione, uno degli aspetti fondamentali)  reale indice di un comportamento sicuro.

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Il 41% riesce a mantenersi a galla senza problemi in acqua profonda, solo il 35% riesce a tenere gli occhi aperti sott’acqua. I numeri, così bassi per una popolazione teoricamente avvezza all' acqua, spiegano anche perché il 93% ritiene importante sensibilizzare i genitori ed offrire loro strumenti educativi per il comportamento in acqua.

I dati più recenti che ho trovato sono quelli riferiti al 2011, parlano di quasi 800 annegamenti all'anno in Italia, la metà dei quali con gravi conseguenze ed in 157 casi mortali.  Vuol dire che il restante può aver subito danni semi-permanenti e diventare quindi un costo per la società e un grave difficoltà per il nucleo famigliare.

Una corretta educazione al comportamento in acqua potrebbe evitare situazioni come queste, ma grande attenzione va prestata anche nei laghi, nei fiumi e nelle piscine private. Si tratta di un dato pressoché costante negli ultimi dieci anni e comunque ben inferiore a quello degli anni ’60-’70, quando le vittime da annegamento, in Italia, si contavano tra le 1.200-1.300 ogni anno.

Fortunatamente le statistiche per i bambini al di sotto dei 14 anni, sono diminuite del 90% grazie evidentemente all’effetto combinato di vari fattori quali l’informazione, ed un numero maggiore di impianti e professionalità.

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I genitori non sono sempre i migliori insegnanti, perche potrebbero trasmettere   ansia al bambino, ma debbono   comunque essere presenti e visibili al bambino durante le  prime lezioni di nuoto come figura di riferimento rassicurante.

Un bambino che è molto spaventato o nervoso vicino all’acqua  necessita un diverso approccio ed una  specifica didattica all'ambientamento acquatico! Realizzare una corsia dedicata a persone spaventate o con poca sintonia con l'acqua, sicuramente, ne facilita l'apprendimento e ne apprezzeranno di più i loro progressi.

Ancora meglio sarebbe ancora più efficace un'attenzione individuale per le persone adulte almeno per le prime lezioni mentre pei i piu piccoli è molto piu efficace una formazione di gruppo e confronto con gli altri bambini.

Assicurarsi che l'istruttore abbia avuto una formazione dedicata alla gestione di questo tipo di persone così da non comprometterne o peggiorare la situazione con effetti irreversibili.

Le Lezioni normalmente iniziano insegnando ai bambini a non avere paura dell'acqua attraverso vari esercizi sotto forma ludica utilizzando attrezzi e giochi allegri e colorati Aumentando gradualmente la loro confidenza con l'acqua senza piu il fastidio di  ad avere i loro volti bagnati, imparando a fare le bolle e sollevare il loro viso per prendere un respiro. Ne segue il galleggiamento e la respirazione correttamente, mentre abbinano i primi movimenti come la stellina, il "cane" e il "siluro".

Oltre ad imparare a nuotare, comunque i bambini vanno tenuti sotto controllo da parte di un adulto con un minimo di capacità natatorie, quando sono in acqua e in prossimità. Spetta ai genitori stabilire norme di sicurezza e le precauzioni da tenere nell'ambiente in cui si trovano.

 

Regole di base:

Regola numero 1: Mai nuotare da solo.

Un adulto che sa nuotare deve essere sempre presente prestando attenzione al bambino, un libro o un telefono cellulare disturbano l'attenzione e compromettono la sicurezza.

Anche i più anziani che sono nuotatori da molto tempo, devono essere sorvegliati, o almeno dovrebbero sempre  essere accompagnati o assistiti  da un amico o una figura che abbia buone capacità natatorie.

Regola numero 2: E’ incredibile quante vittime faccia l’imprudenza: c’è chi sta ore sdraiato al sole e poi si butta tra le onde esponendosi al rischio di un terribile shock termico, uno sbalzo di 10-15 gradi che può rivelarsi fatale; c’è chi mangia, beve, fa interminabili partite di pallone e poi si getta in acqua sudato asserendo che ‘non fa niente’.

L'American Academy of Pediatrics "obbliga" chi sorveglia i bambini/anziani in acqua a sapere come eseguire la rianimazione cardiopolmonare, per ogni evenienza, avendo anche la conoscenza minima delle differenze fisiologiche e anatomiche dei natanti.

 

"Il processo di annegamento inizia quando le vie aeree della vittima sono sommerse sotto la superficie dell'acqua. Mentre sopra l'acqua, un bambino in genere lotta per 20 secondi prima che venga sommerso.

Al contrario, un adulto lotta per circa 60 secondi prima di essere sommerso." Per un bambino in sommissione bastano 30" per perdere conoscenza!

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Ai bambini dovrebbe essere insegnato a non sguazzare in modo manesco in acqua e di non tenere gli altri bambino sott'acqua, anche se per pochi istanti. Dovrebbe essergli insegnato anche di non gridare "al lupo" - urlare per chiedere aiuto solo per divertimento questo porterà a che nessuno arriva quando è veramente necessario.

Non importa quanto bene un bambino impara a nuotare,  importa invece che nessun bambino può annegare avendo avuto  nozioni di base con un corso di nuoto studiato e ben costruito ma soprattutto svolto da personale  esperto e qualificato, ha detto il dottor Jeffrey Weiss, l'autore principale dell'American Academy of Pediatrics.

Continuare a  praticare il nuoto  è un'attività che esercita tutto il corpo e può essere perseguito per tutta la vita con benefici a 360°.

La mia vecchia Zia riesce a malapena a camminare mentre in acqua si muove senza difficoltà. Pratica ancora questa attività più volte alla settimana in una piscina a qualche chilometro dalla sua abitazione con grandi benefici per la sua salute.

Zia

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Altri articoli ed informazioni:

http://www.alexstecchezzini.it/blog/

Consigli:

Consigli per Evitare L’annegamento

Bibliografia:

http://www.usaswimming.org

http://www.aap.org

http://www.ishof.org/

http://www.cpsc.gov/

http://www.iss.it - Dati forniti da Istituto Superiore di Sanità – Annegamento e Pericoli della balneazione. Roma (Rapporti ISTISAN 12/23) consultabile e scaricabile da sito.

 

INTRODUZIONE

Il parto è un evento speciale che fino ad un passato non lontano è stato sempre vissuto in ambiente familiare o quanto meno “intimo”. Fino agli anni sessanta del secolo scorso il parto avveniva tra le mura domestiche, oggi, invece  è l’ospedale il luogo dove prevalentemente si nasce a tutela della salute e della sicurezza della madre e del bambino. In alcune situazioni del tutto eccezionali, come il parto precipitoso può essere impossibile non solo predisporre l’occorrente per l’assistenza al parto ma anche assicurare la presenza di personale con competenze specifiche (ostetrica, ginecologo, pediatra e neonatologo) in quanto la gravida non riesce a raggiungere in tempo l’ospedale, pertanto il parto si svolge in circostanze e luoghi del tutto inconsueti come il treno, l’automobile, l’ascensore, in ambulanza ecc.

Il parto in situazioni impreviste è un evento piuttosto raro ma è sempre possibile caratterizzato da una rapidissima dilatazione del collo dell’utero (anche superiore a 5 cm/ora) e da una progressione proporzionalmente accelerata della parte presentata nel canale del parto. È circa tre volte più frequente nelle pluripare che nelle nullipare. In tali circostanze l’espulsione può avvenire come si è detto in assenza di assistenza specialistica con intuibili rischi sia per il feto sia per la madre.

Il parto è l’insieme dei fenomeni aventi il fine di espellere il feto e gli annessi dall’organismo materno. Fisiologicamente si verifica a termine dopo 37-42 settimane di gestazione. Il feto, che normalmente si trova nella cavità uterina in situazione longitudinale con la testa in basso (presentazione cefalica) deve percorrere spinto dalle contrazioni uterine il canale molle costituito da: segmento inferiore uterino, collo dell’utero, vagina, muscoli perineali, vulva. A sua volta il canale molle è contornato da una cintura ossea formata dalla pelvi; tale cintura costituisce il canale osseo. I fattori che entrano in gioco nel parto sono: il corpo mobile (feto) il canale (parti molli e pelvi) e la forza (contrazioni uterine); in pratica il corpo mobile attraversa il canale del parto sotto l’azione della forza delle contrazioni uterine e in fase espulsiva anche del torchio addominale.

La contrazione uterina è un’azione muscolare involontaria intermittente e dolorosa di durata variabile da venti fino ad un massimo di settanta secondi con pause che vanno da dieci a due minuti. La durata delle contrazioni e l’intervallo tra le stesse variano in proporzione inversa con l’avanzare del travaglio.

Per quanto riguarda il feto, l’occipito-anteriore sinistra è la posizione di presentazione più frequente: in tal caso il feto è a testa in giù con la nuca rivolta verso il lato sinistro dell’addome materno (Fig. 1).

Nelle posizioni occipito-posteriori il feto è sempre a testa in giù, ma con la nuca rivolta verso la colonna vertebrale della madre (Fig. 2).

Nel 3-5% dei parti il feto si presenta con il podice in basso (per podice si intendono le parti del corpo fetale che stanno al di sotto della linea passante a livello delle spine iliache antero-superiori del feto) (Fig. 3).

Infine in caso di presentazione di spalla (1 % dei casi) il feto è situato trasversalmente con la spalla all’ingresso della pelvi, la testa in una delle fosse iliache e il podice nell’altra.

Solo la presentazione cefalica rende possibile un parto spontaneo, mentre le altre (podalica, spalla) richiedono il taglio cesareo.

Evoluzione del parto:

Le fasi del travaglio di parto, in sintesi, sono le seguenti:

- Periodo prodromico: presenza di contrazioni dolorose ma irregolari, sensazione di fastidio al basso ventre, dolore in regione lombo-sacrale ed espulsione del tappo mucoso, con perdite muco-gelatinose, a volte striate di sangue. La durata di questo periodo è variabile prolungandosi a volte anche per un paio di giorni.

- Periodo dilatante: inizia con contrazioni regolari che gradualmente aumentano di durata e di frequenza. Durante tale periodo il collo dell’utero si appiana e la bocca uterina raggiunge gradualmente la dilatazione massima (circa 10 cm). Generalmente a dilatazione completa si ha la rottura del sacco amniotico con fuoriuscita del liquido, che di norma ha un colore limpido. La durata del periodo dilatante è in genere di 5-6 ore nelle pluripare e di circa 12 ore nelle nullipare.

- Periodo espulsivo: caratterizzato dal passaggio del feto attraverso il canale del parto sotto l’azione della forza. La donna sente il bisogno di spingere (premiti) per cui alla contrazione uterina si aggiunge l’azione del torchio addominale. La testa del feto discende progressivamente nello scavo pelvico raggiungendo il piano perineale. Con il succedersi delle contrazioni si ha l’espulsione della testa fetale, seguita dalla fuoriuscita del corpo. Tale periodo di norma dura da 30 a 60 minuti.

- Secondamento: consiste nell’espulsione degli annessi fetali cioè placenta, membrane, funicolo ombelicale dal corpo materno con una perdita ematica che di norma è fino a 500 ml. La durata di questo periodo è di circa 30 minuti.

I parametri temporali di cui sopra sono complessivamente modificati nel parto precipitoso e in tale circostanza l’intero travaglio può durare solo un’ora o poco più.

COMPORTAMENTI DA ADOTTARE IN CASO DI PARTO IMPREVISTO

Premessa: Il compito del soccorritore è quello di aiutare la madre durante il parto e assicurare le prime cure al neonato.

E sempre doveroso chiedere alla paziente la data presunta del parto se si tratta della prima gravidanza da quanto tempo sono presenti le contrazioni ed il loro intervallo se vi sono state perdite ematiche e/o di liquido amniotico. È essenziale in ogni caso tranquillizzare la donna e invitarla a collaborare, se la donna e alla sua prima gravidanza sarà molto preoccupata e spaventata e se il parto dovesse avvenire in ambulanza o in ambiente non ospedaliero e imperativo che il nostro atteggiamento trasmetta sicurezza e professionalità, assicurandole di avere una adeguata preparazione e che tutto sara’ gestito nei migliore dei modi. Dopo aver chiesto alla donna il relativo consenso deve essere effettuata un’ispezione dei genitali esterni allo scopo di controllare se sia già presente una evidente distensione del perineo o addirittura se la parte presentata cominci ad essere visibile (coronamento). Le contrazioni devono essere cronometrate  annotandone, durata e frequenza. Se le contrazioni si susseguono ogni 2 minuti e durante la contrazione la testa fetale inizia ad essere visibile la nascita è molto vicina e la madre è da considerarsi intrasportabile.

Di utilità e anche il MELINAS SCORE per la valutazione di parto imminente.

Se in fase di valutazione si sono rilevati la presenza di criticita’ importanti come:

- Emorragia vaginale imponente

• Presentazione non cefalica

• Prolasso del funicolo

• Ipertensione, convulsioni materne

In questo caso siamo in presenza di una emergenza “load e go”

Chiamare immediatamente la centrale operativa 118 di riferimento, qualificandosi specificando cosa sta succedendo e da dove si chiama. Se ci si trova in un ambiente chiuso, è meglio inviare qualcuno in strada ad attendere l’ALS.

GESTIONE TECNICO/OPERATIVA :

- indossiamo  i dispositivi di protezione individuale (guanti, occhiali di protezione, mascherina  e se disponibile camice TNT mono uso).

- Prepareremo il Kit parto (teli sterili, metallina, baby clamp, garze sterili, fisiologica).

- Nell’eventualità di una gestione più articolata prepareremo lenzuola pulite, aspiratore con sondino di piccole dimensioni e ambu con filtro e maschera adeguata.

- Se siamo in ambulanza facciamo fermare il mezzo che verra’ posizionato in sicurezza.

- Avvertiremo il collega di prepararsi con i DPI per aiutarci durante le manovre.

- Avvertiremo la co 118 del parto imminente.

Rassicurando la paziente la prepareremo per il parto.

- la faremo adagiare supina con gli arti inferiori flessi e il bacino lievemente sollevato tramite delle lenzuola

- incoraggiamola a posizionare le mani sotto le ginocchia per agevolare la posizione adeguata

- liberandola dalle cinture della barella per non creare costrizione

- abbasseremo le spondine per fare in modo che non crei impaccio o piccoli traumatismi alle gambe durante la fase espulsiva.

- Ci posizioneremo a fianco della barella in ginocchio di fronte all’ orefizio vaginale.

Procederemo lavando (se possibile disinfettano) i genitali esterni, la zona perianale, la radice delle cosce della donna e si disporremo i teli sterili coprendo le cosce e il piano barella per delimitare il campo dove avvera’ il parto.

Ad un certo punto il perineo comincia a distendersi e l’introito vaginale si trasforma in un orifizio ampio e circolare.

Quando l’estremo cefalico affiora alla vulva bisogna prestare una corretta assistenza volta alla protezione perineale (per impedire o limitare le lacerazioni) e facilitare la rotazione esterna della testa ed il corretto disimpegno delle spalle. La protezione perineale consiste nel favorire un lento disimpegno della parte presentata sostenendo il perineo della donna. Il soccorritore porrà la mano sinistra sulla parte superiore della vulva in modo da graduare il movimento espulsivo della testa, mentre il palmo della mano destra, coperto da una garza (per consentire una maggior presa sui tessuti), verrà posto contro il perineo posteriore. Sarà l’azione combinata delle due mani che controllerà la lenta fuoriuscita della testa.

Appena la testa sarà fuoriuscita si inviterà la donna a non spingere per alcuni secondi e si cercherà di pulire il cavo orale del neonato dalle mucosità presenti. In questi istanti avverrà anche il fenomeno della rotazione esterna (o restituzione), ovvero una rotazione spontanea della testa fetale che viene pertanto a guardare la coscia materna.

Si invita la donna a spingere in coincidenza della contrazione, prendendo molto delicatamente tra le mani a piatto i temporali fetali e abbassando con dolcezza la testa del bambino verso il perineo posteriore. La testa del feto NON va tirata ma solo sostenuta. Si impegna così la spalla anteriore sotto la sinfisi pubica. Successivamente si solleva, sempre con estrema delicatezza, la testa fetale verso la sinfisi, disimpegnando in tal modo la spalla posteriore.

Il resto del corpo fetale viene ora espulso rapidamente e senza difficoltà. Insieme al feto defluisce anche il residuo liquido amniotico.

Tutti questi atti devono essere eseguiti con calma, senza compressione alcuna sull’addome.

Si deve essere preparati ad ogni eventuale reazione della donna: silenzio, pianto, urla di dolore o di gioia.

La Fig. 4 nella pagina precedente,  illustra le fasi descritte.

Si deve essere preparati ad ogni eventuale reazione della donna: silenzio, pianto, urla di dolore o di gioia

Il neonato va posto in decubito laterale su di un telino asciutto allo stesso livello dei genitali materni anche leggermente inferiore, con la testa in posizione leggermente declive, per evitare che con l’instaurarsi dei primi atti respiratori materiale come (liquido amniotico, sangue, ecc) presente nel naso o nel faringe possa essere inalato. Se possibile, pulire delicatamente con una garza la cavità orale. Inoltre il neonato va immediatamente asciugato e coperto per evitare la termo-dispersione. Il cordone ombelicale (che in utero metteva in comunicazione la placenta con il feto) continuerà a pulsare per 3-4 minuti, nel frattempo il corpo del neonato inizierà ad adattarsi alla vita esterna e si avranno i primi atti respiratori.

Subito dopo la nascita, al compimento del primo atto respiratorio i polmoni si riempiono di aria e la circolazione sanguigna subisce profonde modifiche, in particolare il forame ovale (chemette in comunicazione i due ventricoli cardiaci) e il dotto arterioso di Botallo (che nel fetocollega l’arteria aorta all’arteria polmonare) si chiudono. Quando il funicolo avrà smesso di pulsare si effettueranno 2 clampaggi mediante pinze (o due nodi eseguiti con filo robusto) di cui uno a circa 10-15 cm dall’addome del neonato. Il funicolo andrà poi tagliato tra i due clampaggi all’ uscita completa della placenta o se i pazienti necessitino di rianimazione. NON si deve pinzare o legare il funicolo prima dell’inizio della respirazione.

A questo punto il neonato avrà emesso i primi vagiti e andrà posto sull’addome materno “pelle a pelle”coprendo entrambi con una coperta. Controllare che la respirazione del neonato sia regolare ed efficace. Durante le manovre il neonato NON deve essere tenuto per i piedi e NON devono essere date delle “pacche” sul sedere o sulla schiena ma si puo stimolare il piccolo picchiettando la pianta del piede. NON è opportuno lavare il neonato in quanto è preferibile che sia conservato lo strato protettivo di vernice caseosa fino al suo arrivo in ospedale.

Copriamo il piccolo con la metallina un telo o una coperta per tenerlo caldo

VALUTAZIONE DEL NEONATO

Per la determinazione dell’indice di Apgar si prendono in considerazione cinque parametri vitali, che sono indicativi della capacità che il neonato ha di sopravvivere in modo autonomo; a ciascuno di questi fattori è attribuito un punteggio da zero a due quindi il totale massimo è 10. L’indice è valutato immediatamente dopo la fuoriuscita del bambino dal corpo materno (entro 60 secondi) e dopo cinque minuti . Nell’indice di Apgar (Tab. 1) i parametri considerati sono:

• la frequenza cardiaca;

• l’attività respiratoria;

• il tono muscolare;

• l’eccitabilità riflessa (stimolando una narice o mediante colpetti sulla pianta dei piedi);

• il colorito della cute.

E’importante ricordare che il neonato normale ha una FC 120-160 battiti/minuto e una FR di 35-50 atti/minuto, inoltre è estremamente soggetto all’ipotermia.

ASSISTENZA ALLA MADRE DOPO IL PARTO

Nel periodo del secondamento aspettando l’espulsione della placenta e degli annessi è bene sostituire il lenzuolo posto sotto il bacino; la biancheria può essere sporca non solo di sangue muco e liquido amniotico ma anche di feci. Il moncone del cordone ombelicale collegato alla placenta NON va manipolato o tirato. Quando la placenta affiora dai genitali esterni afferrare il moncone e tirare delicatamente ruotare poi la placenta su se stessa man mano che fuoriesce per facilitare il recupero delle membrane che in tal modo si attorcigliano a guisa di cordone. La placenta non va gettata ma messa in un sacchetto o avvolta in un telo sterile e portata in ospedale dove sarà esaminata per accertarne l’integrità e controllare che non ne siano rimasti residui in utero (tale eventualità può essere causa di emorragia). Dopo il secondamento è presente anche una discreta perdita ematica (fino a 500 cc) che cessa in prima fase per l’effetto emostatico dovuto alla contrazione permanente del muscolo uterino. Se il sanguinamento dovesse sembrare eccessivo (è, ovviamente difficile calcolarlo) si deve eseguire un massaggio uterino. La manovra è relativamente semplice: si pone anzitutto una mano sul fondo dell’utero e si inizia a massaggiarlo con movimento circolare con decisione ma senza forzare; a questo punto l’utero in genere prontamente risponde, contraendosi. Il massaggio può essere interrotto quando l’utero assume una consistenza stabilmente dura (formazione del globo di sicurezza). La posizione di Trendelenburg (supina con i piedi sollevati rispetto al capo) deve essere presa in considerazione se si ravvisano i primi segni di shock ipovolemico.

Al termine del parto si lavano i genitali esterni della donna e si coprono con un assorbente o teli puliti. Dopo il parto la donna può avvertire brividi molto intensi che sono però assolutamente normali e generalmente si risolvono in pochi minuti mantenendo la donna ben coperta e al caldo.

TRASPORTO

Per garantire il trasporto in sicurezza della madre e del nascituro si posiziona quest’ultimo nel Kangoofix. Questo è il nuovo sistema di ritenuta per il trasporto in sicurezza del neonato in ambulanza, è il sistema di trasporto ottimale per pazienti neonati in condizioni stabili che quindi non necessitano di un trasporto in termoculla studiato e brevettato per migliorare sensibilmente la sicurezza e il comfort del bambino, del genitore e dell’operatore.

Kangoofix può essere utilizzato anche per quei piccoli pazienti a cui non è stato ancora reciso il cordone ombelicale.

Il sistema di ritenuta Kangoofix è comodo e veloce da applicare sul bambino in quanto la parte di ritenuta è molto morbida, la guaina interna è studiata per il contatto diretto con la pelle del neonato.

La copertura esterna, fornita anche di un berretto protettivo, serve per proteggere e mantenere stabile la temperatura del bambino durante la fase del trasporto in ambulanza evitando il rischio di ipotermia.

La mamma è fissata alla barella con la cintura a 4 punti, mentre il Kangoofix è fissato alle cinture della mamma così che in caso di arresto del veicolo le due masse si bloccano simultaneamente in modo più sicuro, il corpo della madre non rischia di schiacciare il neonato al contrario delle cinture “avio” ormai obsolete descritte in alcuni protocolli regionali ancora operativi sul territorio italiano.

In caso di necessità il sistema di ritenuta ha un bottone di sgancio rapido auto espellente in metallo per liberare il bambino in maniera veloce.

Totalmente decontaminabile, è leggero e in totale rispetto delle normative europee che prevedono che il presidio non superi più del 15%

del peso del paziente. Di facile stoccaggio in ogni veicolo di soccorso.

CONCLUSIONI

Giunti a questo punto non resta che ricordare uno specifico obbligo giuridico di chi assiste al parto: la denuncia di nascita. L’art. 30 del D.P.R. 396/2000, infatti, recita “La denuncia di nascita di un bambino è una dichiarazione obbligatoria che deve essere iscritta nei registri dello Stato civile presso i Comuni.

La dichiarazione (denuncia) di nascita del figlio può essere resa da uno dei due genitori, da un loro procuratore speciale, dal medico, dall’ostetrica o da persona che è stata presente al parto, rispettando l’eventuale volontà della madre di non essere nominata. La dichiarazione di nascita deve essere resa entro 10 giorni dalla nascita.....”.

 

Bibliografia

1) Di Giacomo P, Rigon L A. Assistenza Infermieristica e Ostetrica in Area Materno- Infantile. Roma: CEA; 2002.

2) Lemoine J P. Quaderni dell’infermiere - Ostetricia. Milano: Masson; 1988.

3) Nappi C (a cura di). Ostetricia e Ginecologia - Vol. 2°. Napoli: Idelson; 2004.

4) Pescetto G, De Cecco L, Pecorari D, Ragni N. Ginecologia e Ostetricia - Vol. 2°.

Roma: SEU; 2001.

5) Robertson A. L’ostetrica e l’arte di sostegno durante il parto. Milano: McGraw Hill; 1998.

6) Commissione Nazionale Permanente PBLS SIMEUP-IRC. Pediatric Advanced Life Support. Milano: Masson; 2004.

7) WWW.IPASVI.IT

8) WWW.FERNO.IT

9) WWW.AUSL.FE.IT

10) WWW.AILF.IT

Fonti:

ECx2 EMERGENCY CARE for TWO

PEPP

 

Formatore Rescue Academy
Alexandro Stecchezzini
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